A volte ritornano: il conflitto di interessi dell’amministratore di società

Responsabilità degli amministratori e diligenza nell’apprezzamento dei margini di rischio di una operazione

La Corte di Cassazione, nella sentenza in esame, si è occupata del tema della responsabilità dell’amministratore di una società di capitali per i danni cagionati alla società amministrata, con particolare riferimento ai limiti dell’insindacabilità del merito delle sue scelte di gestione (cd. business judgement rule).

Nel caso in esame parte ricorrente censurava la sentenza impugnata nella parte in cui la Corte d’Appello ha qualificato come «atti arbitrari» e, quindi, contrari ai doveri dell’amministratore avveduto, i contratti stipulati dal ricorrente con due società poi rimaste inadempienti, non potendosi imputare all’amministratore, a titolo di responsabilità, le scelte economiche, considerate inopportune, tutte le volte che queste attengono ad una loro valutazione discrezionale, pena l’ingerenza del giudice nelle scelte di gestione dell’amministratore.

La Suprema Corte ha preliminarmente ribadito che secondo il proprio pacifico orientamento giurisprudenziale (Cass. Sez. 1, Sentenze nn. 3652 del 1997 e 3409 del 2013), «all’amministratore di una società non può essere imputato a titolo di responsabilità ex art. 2392 cod. civ. di aver compiuto scelte inopportune dal punto di vista economico», atteso che una tale valutazione attiene alla discrezionalità imprenditoriale e può pertanto eventualmente rilevare come giusta causa di revoca dell’amministratore, non come fonte di responsabilità contrattuale nei confronti della società. Inoltre «il giudizio sulla diligenza dell’amministratore nell’adempimento del proprio mandato non può mai investire le scelte di gestione (o le modalità e circostanze di tali scelte)», «anche se presentino profili di rilevante alea economica»,

Tuttavia, in tal tipo di giudizio, può certamente essere sindacata «l’omissione di quelle cautele, verifiche e informazioni preventive, normalmente richieste per una scelta di quel tipo, operata in quelle circostanze e con quelle modalità», e perciò anche «la diligenza mostrata nell’apprezzare preventivamente i margini di rischio connessi all’operazione da intraprendere».

Come ricordato, nel caso di specie la Corte di Appello aveva qualificato come «arbitraria» la stipulazione di tre contratti  (oggetto della denuncia di responsabilità e perciò anche dell’accertamento giudiziale), sia con riferimento all’oggetto del negozio (in alcuni casi mai realizzatosi) sia con riguardo alla scelta dei contraenti, per la totale assenza dei requisiti di professionalità delle ditte prescelte dall’amministratore, sia perché conclusi con l’anomala condotta della società committente di eseguire immediatamente il pagamento del corrispettivo, anche per importi economicamente considerevoli.

La Corte di Cassazione ha ribadito la correttezza della sentenza resa in Appello, affermando che in tema di responsabilità dell’amministratore di una società di capitali per i danni cagionati alla società amministrata, l’insindacabilità del merito delle sue scelte di gestione (cd. business judgement rule) trova un limite nella valutazione di ragionevolezza delle stesse, da compiersi sia ex ante, secondo i parametri della diligenza del mandatario, alla luce dell’art. 2392 cod. civ., sia tenendo conto della mancata adozione delle cautele, delle verifiche e delle informazioni preventive, normalmente richieste per una scelta di quel tipo e della diligenza mostrata nell’apprezzare preventivamente i margini di rischio connessi all’operazione da intraprendere.

Cass., Sez. I Civ., 22 Giugno 2017, n. 15470 (leggi la sentenza)

Edoardo Fracasso – e.fracasso@lascalaw.com

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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