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Responsabilità degli amministratori di srl ed azione sociale: legittimazione attiva e presupposti

Cass., 19 ottobre 2015, n. 20844 (leggi la sentenza)

Tema cardine della sentenza n. 20844/2015 è quello inerente la responsabilità degli amministratori di società a responsabilità limitata ed il connesso esercizio delle possibili azioni risarcitorie di cui all’art. 2476 Cod. Civ.

In argomento, il collegio giudicante, in primis, ricorda come la circostanza per cui, in virtù del contenuto di cui al comma 3 della citata disposizione, sia riconosciuta in capo a ciascun socio la titolarità dell’esercizio dell’azione sociale, non implica che la società non sia legittimata all’esercizio dell’azione in questione, ma sta solo a significare che – diversamente da quanto avviene nelle società per azione, ove l’azione sociale di responsabilità può essere esperita solo a seguito di apposita delibera assembleare –  il socio di srl è singolarmente legittimato all’esercizio dell’azione sociale, la quale sarà però esperita – ancorché in nome proprio – nell’interesse della società stessa e non nell’interesse (diretto) del socio medesimo.

Non a caso, infatti, il comma 6 dell’articolo 2476 Cod. Civ. riconosce al singolo socio una propria azione autonoma di risarcimento danno (peraltro di natura extracontrattuale), attraverso la quale poter far valere iure proprio il diritto al risarcimento dei danni personalmente subiti per effetto di atti dolosi o colposi degli amministratori.

Chiarito il tema della legittimazione dell’azione sociale, i giudici di merito si soffermano poi sul tema della risarcibilità del danno, rammentando come la violazione da parte degli amministratori degli obblighi sugli stessi gravanti – e, quindi, l’accertamento del loro inadempimento (contrattuale)  – costituisce presupposto necessario, ma non sufficiente per affermare la responsabilità risarcitoria in capo agli stessi. Invero, anche in questo caso, ai fini della risarcibilità del danno sono necessarie (i) la prova di un danno cagionato alla società (da identificarsi con un effettivo e materiale deterioramento della situazione patrimoniale della società), e (ii) la diretta riconducibilità causale di detto danno alla condotta omissiva o commissiva degli amministratori.

Inoltre, sempre in tema, i giudici di primo grado precisano che l’inadempimento degli amministratori di società di capitali rispetto agli obblighi loro imposti dalla legge o dall’atto costitutivo non può essere desunto da una scelta di gestione, ma dal modo in cui la stessa è stata compiuta. Invero, le scelte imprenditoriali, in quanto ontologicamente connotate da rischio, non sono di per se stesse sindacabili in termini di fonte di responsabilità contrattuale; ciò che può invece costituire fonte di censura è l’omissione, da parte dell’amministratore, di quelle cautele, di quelle verifiche ovvero dell’assunzione delle necessarie informazioni preliminari al compimento di un atto gestorio, che può per l’appunto configurare violazione dell’obbligo di operare secondo diligenza e, nello specifico, la diligenza del professionista.

Alla luce delle considerazioni di cui sopra, quindi, il Tribunale di Roma, ritenendo come nel caso di specie sussistesse effettiva mala gestio dell’ex amministratore di srl, configurabile – inter alia ­–  nei plurimi pagamenti da questi effettuati con denaro della società per fini estranei a quello scopo sociale, con conseguente distrazione di rilevanti risorse finanziarie dell’azienda, ha accolto le domande attoree condannando l’ex amministratore alla rifusione dei danni così cagionati alla società.   

18 novembre 2015

Giada Salvinig.salvini@lascalaw.com

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