La rivincita del promissario acquirente

Responsabilità da cose in custodia: i confini interpretativi della nozione di “caso fortuito”

Esclusa la responsabilità in questione ogni qual volta, valutata in concreto la situazione, sarebbe stato impossibile esigere dal vigilante un controllo continuo che andasse al di là di quanto concretamente fattibile secondo l’ordinaria diligenza tipica del custode.

Questo, in sintesi, quanto affermato dalla Corte di cassazione nella sentenza in commento.

Con la sentenza n. 13005/2016 depositata il 23 giugno scorso, la Cassazione è tornata nuovamente sul tema della responsabilità da cose in custodia e, più analiticamente, sulla nozione di caso fortuito atto ad escluderla.

Nel caso di specie, un privato cittadino aveva convenuto in giudizio la società concessionaria della gestione rifiuti pretendendo di esserne risarcito per i danni cagionati da un incendio di origine vandalica al “cassonetto dell’immondizia” verificatosi durante la notte e propagatosi al proprio veicolo parcheggiato nelle vicinanze. Vittorioso in primo grado, la Corte d’Appello ribalta la statuizione del primo giudice, rigettandone la richiesta risarcitoria e condannandolo alla refusione delle spese processuali di entrambi i gradi di giudizio. Il caso viene portato in Cassazione, la quale conferma la decisione di secondo grado giudicandola “conforme a diritto”.

In primo luogo, la Corte afferma incidentalmente che “il limite della responsabilità da cose in custodia rappresentato dal caso fortuito non costituisce materia per eccezioni in senso proprio, sottratte al rilievo d’ufficio” e quindi riconducibile alle preclusioni fissate dal secondo comma dell’art. 167 cod. proc. civ. “L’art. 2051 cod. civ., infatti, non contempla un’eccezione, ma contempla e collega il caso fortuito al profilo meramente probatorio”.

Quanto alla prova della sua sussistenza, invece, occorre muovere un giudizio concreto che tenga conto di tutti gli elementi che hanno caratterizzato: a) sia la situazione; b) sia l’attività del custode.

Secondo la Corte, nel caso di specie regge l’ipotesi del “caso fortuito”.

Sarebbe infatti impossibile esigere dalla società proprietaria una “vigilanza ininterrotta al punto da evitarne il danneggiamento repentino e non prevedibile dovuto all’atto vandalico del terzo”. Anche perché, “anche un intervento tempestivo non avrebbe comunque evitato il danno all’autovettura”. Pertanto, tutte le volte in cui non sia possibile esigere dal custode un controllo continuo sulla possibilità astratta del verificarsi di qualunque tipo di danno, egli non può essere richiamato a rispondere.

Cass., Sez. III, 23 giugno 2016, n. 13005 (leggi la sentenza)

Benedetta Minottib.minotti@lascalaw.com

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