Crisi e procedure concorsuali

Relazione del professionista attestatore e omessa verifica della reale esistenza dei crediti

Tribunale Mantova, 28 maggio 2012

Massima: “Il professionista che attesta il piano di cui all’articolo 161, legge fallimentare non può limitarsi alla dichiarazione di conformità della proposta ai dati contabili, dovendo invece desumere i dati in questione dalla realtà dell’azienda che egli deve indagare verificando la reale consistenza del patrimonio, esaminando e vagliando i dati che lo compongono. Nell’ambito di questa indagine rientra l’accertamento che i crediti vantati siano esistenti e concretamente esigibili in quanto relativi a debitori solvibili. (Nel caso di specie, non è stato ammesso al passivo il credito del professionista attestatore, il quale aveva omesso di verificare – mediante l’invio ai debitori di una richiesta di conferma scritta delle rispettive posizioni – la effettiva esistenza di posizioni creditorie che rappresentavano buona parte dell’importo che l’impresa proponente metteva a disposizione dei creditori”.

Con la sentenza in esame il Tribunale di Mantova affronta il delicato tema legato al ruolo dell’attestatore nell’ambito del concordato preventivo e, più precisamente, alle effettive indagini che questo deve svolgere nella predisposizione della relazione ex art. 161 l.f.

Nella vicenda esaminata dal Collegio mantovano il professionista incaricato della predisposizione di tale relazione, a seguito della risoluzione del concordato preventivo, aveva chiesto di essere ammesso al passivo fallimentare, in via privilegiata, per la somma di euro 20.000 circa.

Il Giudice Delegato, concordemente al Curatore, aveva escluso tale credito rilevando come il concordato preventivo si fosse, di fatto, rivelato inattuabile per due ordini di ragioni: 1) i fornitori collocati nella classe pagata integralmente, in ragione della lor asserita disponibilità a proseguire le forniture, in realtà non avevano dato alcuna conferma scritta di tale disponibilità; 2) con riferimento ai crediti ceduti con la proposta concordataria, per oltre 1 milione di euro, questi si erano poi rivelati inesigibili e/o contestati sin dal momento della presentazione della domanda.

Avverso il provvedimento di esclusione ha fatto opposizione il professionista.

Il Collegio mantovano ha respinto l’opposizione richiamando la giurisprudenza toscana già formatasi sul punto, a mente della quale” “il giudizio dell’attestatore di cui all’art. 161 l.f. non può limitarsi alla dichiarazione di conformità della proposta ai dati contabili, dovendo invece desumere i dati in questione dalla realtà dell’azienda che egli deve indagare e verificare. Al fine di effettuare l’attestazione della veridicità dei dati, il professionista che attesta la relazione di cui all’art. 161 legge fallimentare deve verificare la reale consistenza del patrimonio dell’azienda, esaminando e vagliando i dati che lo compongono” (T. Firenze 9 febbraio 2012).

Nell’ambito di tale indagine rientrerebbe, sempre secondo i giudici toscani, l’accertamento che “i crediti vantati siano esistenti e concretamente esigibili, in quanto relativi a debitori solvibili, effettuando le opportune verifiche”.

Nello stesso modo, i giudici piacentini hanno avuto modo di sottolineare l’importanza della relazione de qua emerge dalla circostanza che tale relazione costituisce un filtro preventivo , diretto ad impedire ammissioni facili di procedure destinate ad esito infausto, ma che, per il solo fatto dell’intervenuta ammissione, nel frattempo sarebbero idonee a porre in essere effetti paralizzanti delle azioni dei creditori”

(Luciana Cipolla – l.cipolla@lascalaw.com)

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