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Nuovo regolamento delle spese giudiziali in caso di riforma della sentenza impugnata

In caso di riforma, totale o parziale, della sentenza impugnata, il Giudice d’appello deve provvedere alla modifica del regolamento delle spese liquidate nella sentenza de qua, tenuto conto “dell’esito complessivo della lite”.

Questo è quanto stabilito dalla Corte di Cassazione con ordinanza n. 2274/2017, depositata  il 30 gennaio 2017,  nel ricorso proposto dal titolare di un’azienda agricola il quale, con unico motivo,  deduce la violazione e falsa applicazione dell’art. 92 c.p.c. e dell’art. 336, I comma, c.p.c.; nello specifico, il ricorrente, rileva che il Giudice di seconde cure, pur accogliendo (parzialmente) l’appello proposto, con condanna della società appellata alla restituzione dell’importo versato per la realizzazione di un impianto fotovoltaico, lascia, tuttavia, inalterata la sentenza impugnata in ordine al rimborso delle spese legali del primo grado.

La Corte di Cassazione, richiamando quanto già precedentemente affermato sul punto da numerose pronunce di legittimità (cfr., ex multis, Cass. 1/06/2016 n. 11423, Cass. 22/02/2016 n. 3438, Cass. 23/09/2013, n. 21684)  rileva che, nel caso di specie, sussisterebbe un’ipotesi di “soccombenza reciproca”, tale da giustificare la possibile applicazione della regola della compensazione parziale o totale, ed osserva che la stessa vada ravvisata nell’ipotesi in cui “vi sia un pluralità di domande contrapposte, delle quali alcune vengono rigettate e altre accolte, che si siano trovate in cumulo nel medesimo processo fra le stesse parti, ovvero in ipotesi di “accoglimento parziale dell’unica domanda proposta, allorché essa sia stata articolata  in più capi e ne siano stati accolti  uno o alcuni e rigettati altri”  o, infine, nel caso di “parzialità dell’accoglimento  meramente quantitativa, riguardante una domanda articolata in un unico capo”.

Con riferimento al tema della liquidazione delle spese giudiziali, la Corte ribadisce che in caso di riforma, anche parziale, della sentenza impugnata, il giudice d’appello è tenuto a pronunciarsi, anche d’ufficio, sul regolamento relativo alle spese di giudizio, modificando il capo che ha statuito sulle stesse: ciò nel rispetto del principio stabilito dall’art. 91 c.p.c., alla luce del quale, la valutazione della soccombenza deve essere effettuata secondo un “criterio unitario e globale” e, pertanto, l’onere delle spese deve essere attribuito e ripartito avuto riguardo “all’esito complessivo della lite”. Tale regola, peraltro, è conforme a quanto espressamente disposto dall’art. 336 c.p.c.,comma 1, a tenore del quale “la riforma o la cassazione parziale (della sentenza, ndr) ha effetto anche sulle parti della sentenza dipendenti dalla parte riformata o cassata”e determina, quindi, la caducazione ex lege della statuizione sulle spese e il correlativo dovere, per il giudice d’appello, di provvedere d’ufficio ad un nuovo regolamento delle stesse.

In altre parole, se il giudice d’appello riforma, anche parzialmente, la sentenza impugnata, è tenuto a provvedere, pur in assenza di una specifica richiesta formulata in tal senso, ad un nuovo regolamento delle spese, alla stregua dell’esito finale della lite; nel caso di rigetto del gravame, invece, il giudice  può modificare la decisione sulle spese soltanto in presenza di uno specifico capo di impugnazione.

Alla luce delle suesposte considerazioni, la Corte ha cassato la sentenza impugnata in relazione all’unico motivo proposto e accolto, disponendo la compensazione integrale tra le parti delle spese del primo e del secondo grado di giudizio di merito e condannando la controricorrente alla restituzione in favore  del ricorrente delle somme versate in esecuzione della sentenza di primo grado, nonché al pagamento delle spese relative al giudizio di legittimità.

Rosamaria Ferrarar.ferrara@lascalaw.com

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