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Regolamento di confini: questione di precisione (di valutazione delle prove)

L’individuazione dell’esatto confine tra proprietà limitrofe non può prescindere dall’esame dei titoli di proprietà.

Tale principio è stato di recente ribadito dalla Corte di Cassazione, sez. II Civile, con sentenza n. 15759 del 23 luglio 2020.

La vicenda di cui è stata investita la Corte prende le mosse da un giudizio in cui tre attori hanno citato in giudizio il proprietario di un fondo confinante, esponendo di essere loro stessi i proprietari di uno spazio aperto, adibito a deposito di ferraglia e materiali vari, cui accedevano tramite un cancello metallico posto sul terreno di parte convenuta. Tuttavia, il fatto che il convenuto avesse chiuso tale accesso ha indotto i ricorrenti a rivolgersi al Giudice per ottenere sentenza che dichiarasse la proprietà del cavedio e la titolarità della servitù di passaggio oltre che la condanna alla demolizione dell’ostacolo da parte del convenuto.

Quest’ultimo, si è costituito, pertanto, in giudizio contrapponendosi alla tesi degli attori ed eccependo l’insussistenza delle servitù, negando il cavedio fosse di proprietà degli attori e sostenendo anzi che si trattasse di pertinenza della propria abitazione come da risultanze catastali.

Il Tribunale, facendo proprie le conclusioni del Consulente Tecnico, ha rigettato le domande degli attori dichiarando parte convenuta proprietaria esclusiva del cavedio. Il convincimento del giudice di primo grado, contrariamente a quanto previsto dall’art. 950 c.c., era fondato sui riscontri catastali ed avvalorato dalla conformazione dello stato dei luoghi, circostanza valorizzata dal fatto che l’area fosse vicina ed accessibile alla proprietà della convenuta e non invece da quella degli attori.

Seppur non condividendo l’iter argomentativo del Tribunale, anche la Corte d’Appello territoriale ha avallato la conclusione del giudice di primo grado.

Gli originari attori hanno quindi proposto ricorso in Cassazione, lamentando le carenze istruttorie dei gradi precedenti, in particolare per non avere i giudici preso in esame i titoli di proprietà e per aver ritenuto inammissibile l’interrogatorio formale della convenuta. Ancora, i ricorrenti hanno lamentato l’insufficienza della pronuncia in punto di proprietà dello spazio del cavedio, non risultante nell’atto di proprietà della convenuta datato 1961 ma risultante solamente giusta modifica catastale avvenuta nel 1966.

La Corte di Cassazione in primo luogo ha valutato la fondatezza del ricorso e confermato l’interpretazione del Tribunale riguardo alla qualificazione della domanda come azione di regolamento di confini. Ha quindi precisato l’importante principio per cui, a differenza dell’azione di rivendicazione, che onera l’attore di provare la proprietà risalendo sino ad un acquisto a titolo originario, nell’azione di regolamento di confini tale rigore probatorio non è richiesto ma, pur tuttavia, l’indagine del giudice di merito non può omettere l’esame dei titoli di proprietà e, qualora il confine non possa essere determinato sulla base dei titoli, la prova della proprietà sulla zona può essere data con ogni mezzo istruttorio. A tal fine, pertanto secondo la Cassazione risulta essere utilizzabile anche la prova testimoniale ed è ammesso, solamente in ultima ipotesi, il ricorso alle risultanze catastali che hanno mero valore sussidiario.

Chiarisce infatti la Corte che l’ammissibilità della prova testimoniale non è contraria, in tema di regolamento di confini, al principio della forma scritta previsto dall’art. 1350 c.c. per la costituzione, il trasferimento e la modifica di diritti reali; di essa, infatti, può tenersi conto in via residuale, qualora sulla base degli oggettivi elementi forniti dai titoli e dal frazionamento in essi richiamato, sia risultato comunque incerto il confine.

Il giudice di merito pertanto non ha applicato correttamente i principi affermati dalla Corte, avendo in primo luogo omesso di esaminare i titoli di proprietà delle parti e non avendo tenuto poi conto degli altri mezzi di prova ammissibili nell’azione di regolamento di confini.

Alla luce di quanto affermato, la Corte ha cassato la sentenza e rinviato alla competente Corte d’Appello territoriale che si dovrà attenere ai principi di diritto in tema di prova di cui sopra.

Cass., 23 luglio 2020, sez. II, n. 15759 

Andrea Ferraguto – andrea.ferraguto@lascalaw.com

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