Che reclamo fai se l’ordinanza non ce l’hai?

Che reclamo fai se l’ordinanza non ce l’hai?

Il provvedimento emesso dal giudice dell’esecuzione, a seguito di opposizione e contestuale richiesta di sospensione, assume la veste di provvedimento cautelare, in forza del quale il giudice accoglie o rigetta la richiesta di sospensione. La tutela fornita dai provvedimenti cautelari, stante la loro capacità di incidere immediatamente sui diritti delle parti, richiede la necessità di uno strumento agevole e rapido per la loro impugnazione.

Per questo motivo l’ordinamento ha previsto lo strumento del reclamo al Collegio attraverso il quale si conciliano le necessità di maggiori garanzie fornite, da un Giudice collegiale, con la necessità di una procedura più rapida e spedita rispetto a quella fornita da altri mezzi di impugnazione. Il reclamo non è tuttavia esperibile avverso qualsiasi provvedimento in ambito cautelare, bensì solo avverso quei provvedimenti caratterizzati da una certa, se pur limitata nel tempo, stabilità.
Infatti, l’art. 668 terdecies c.p.c., nel delineare lo strumento del reclamo, fa espresso riferimento esclusivamente alla reclamabilità delle ordinanze cautelari.

Il reclamo è esperibile soltanto avverso l’ordinanza che provvede definitivamente sull’ordinanza cautelare e non avverso il decreto motivato emesso inaudita altera parte, destinato ad essere riesaminato dal giudice nel contraddittoria tra le pari”. Queste le parole del tribunale di Roma che, con provvedimento del 20 maggio, ha rigettato, perché inammissibile, il reclamo proposto avverso il decreto motivato di rigetto dell’istanze sospensive emesso dal Giudice dell’Esecuzione.

Nel caso in esame infatti, era stata proposta opposizione all’esecuzione ex art 615 c.p.c. e contestuale istanza di sospensione dell’esecuzione. Il giudice dell’esecuzione, stante la manifesta infondatezza delle richieste avanzate dalla parte, aveva anticipato la propria decisione preannunciando il rigetto della richiesta sospensiva già con decreto di fissazione udienza (emesso inaudita altera parte) e puntualmente motivato, rinviando comunque le parti all’udienza di discussione, all’esito della quale sarebbe stata emessa ordinanza. Ebbene, l’opponente, prima ancora di ottenere l’ordinanza di rigetto, quindi prima dell’udienza di trattazione fissata dal G.E., impugnava il decreto motivato proponendo reclamo innanzi al collegio ex art. 669 terdecies.

Il Collegio, all’esito della riunione in camera di consiglio, dichiarava inammissibile il proposto reclamo, condannando inoltre il reclamante al pagamento delle spese di lite. A fondamento della decisione presa è posta dal collegio la circostanza che il decreto impugnato dal reclamante ha una valenza ed efficacia meramente interinale ed è destinato ad essere nuovamente valutato, dal medesimo giudice, all’esito dell’udienza di discussione fissata per l’esperimento del contraddittorio tra le parti.

Il reclamo infatti, continua il collegio in parte motiva, è strumento esperibile esclusivamente avverso provvedimenti dotati di una quantomeno relativa stabilità e definitività e non anche avverso i provvedimenti temporanei destinati a confluire o a essere revocati nella successiva ordinanza resa all’esito dell’udienza di comparizione.

Tribunale di Roma, provvedimento del 20 maggio 2019

Andrea Romaldo – a.romaldo@lascalaw.com

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