Provvedimento non cautelare, reclamabile?

Reclamo cautelare: me lo “merito”?

Il Tribunale di Pavia, in sede collegiale, ha dichiarato l’inammissibilità del reclamo proposto, a causa della mancata tempestiva introduzione del giudizio di merito nel termine di sessanta giorni, indicato dal GE con l’ordinanza con cui veniva rigettata l’istanza di sospensione.

Nel caso de quo, con reclamo ex art. 669 terdecies c.p.c., i debitori esecutati chiedevano la riforma dell’ordinanza emessa dal giudice dell’esecuzione con cui veniva respinta la domanda di sospensione dell’esecuzione. La creditrice reclamata in seno alla comparsa di costituzione e risposta eccepiva l’inammissibilità del procedimento cautelare in quanto a seguito del provvedimento del Giudice dell’esecuzione non veniva introdotto il giudizio di merito nel termine perentorio di sessanta giorni ivi indicato.

Il collegio ha dunque ritenuto meritevole di accoglimento la suddetta eccezione in quanto la mancata introduzione del giudizio di merito determina una carenza di interesse all’ottenimento di una pronuncia cautelare, quand’anche proposto tardivamente, ritenendo, di fatto, la questione speculare rispetto a quando il merito non viene introdotto neppure tardivamente (Tribunale di Brindisi, 4 dicembre 2012).

Tale orientamento appare perfettamente in linea con la ratio dell’art. 669 terdecies c.p.c. che è quella di evitare che i tempi per l’introduzione del giudizio di cognizione endoesecutivo e conseguentemente, la durata complessiva di siffatta parentesi cognitiva all’interno della procedura espropriativa, possano dilatarsi eccessivamente. Di fatto, argomenta il Collegio, il reclamo è un mezzo di gravame che consente un controllo sulla decisione cautelare resa dal giudice monocratico volta a salvaguardare le ragioni dell’opponente in vista della decisione definitiva sul giudizio di merito. Tuttavia, è evidente come in mancanza dell’introduzione di un giudizio di merito, ovvero qualora lo stesso venga introdotto tardivamente, verranno meno le esigenze cautelari dell’opponente.

Ad ulteriore sostegno di quanto affermato, il Collegio pone in luce come sia lo stesso legislatore a circoscrivere l’ipotesi in cui le sorti della fase cautelare sono slegate dal successivo giudizio di merito. È il caso, inverso rispetto a quello in esame, contemplato dall’art. 624, terzo comma c.p.c., in cui appunto, in caso di accoglimento dell’istanza di sospensione, la mancata coltivazione del giudizio di merito non fa caducare il provvedimento di sospensione, determinando invece l’estinzione dell’esecuzione, con conseguente ammissibilità del reclamo avverso il provvedimento di estinzione.

Alla luce di quanto esposto, essendo stato introdotto il giudizio di merito tardivamente, il Collegio ha ritenuto inammissibile il reclamo proposto per difetto dell’interesse ad agire, ritenendo, di fatto, la questione speculare rispetto alla fattispecie   in cui il merito non viene introdotto neppure tardivamente.

Tribunale di Pavia, ordinanza del 28 settembre 2018 (leggi la sentenza)

Ludovica Di Lieto – l.dilieto@lascalaw.com

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