Contenzioso finanziario

Recesso ex art. 30 TUF e la portata di “sostanziale” interpretazione autentica ai sensi dell’art. 56 quater del DL n. 69/2013

Una recente pronuncia del Tribunale di Torino (29 luglio 2014), in tema di negoziazione di obbligazioni Lehman Brothers, ha affrontato il tema dei limiti applicativi dell’art. 30 TUF, all’esito sia dei precedenti Giurisprudenziali della Corte di legittimità, sia dell’intervento in seguito avuto sulla norma citata, da parte del legislatore attraverso il “decreto del fare”.

Partendo dal richiamo della massima notoria delle Sezioni Unite (Cass. Civ., Sez. Unite, 3-6-2013, n. 13905), il Tribunale di Torino afferma che l’arresto giurisprudenziale nomofilattico si presentava come “innovativo rispetto all’orientamento giurisprudenziale maggioritario in precedenza diffuso“.

A fronte di una rilettura della norma che andava ben oltre alla portata applicativa sino ad allora avuta (che ne limitava, per l’appunto, l’applicazione ai soli casi di operazioni di investimento disposte nell’ambito del servizio di collocamento di strumenti finanziari prestato dall’intermediario) vi era stato dunque l’intervento del Legislatore che – attraverso l’art. 56 quater del “decreto del fare”, così come inserito dall’art. 1, comma 1, della Legge n. 98/2013 – aveva reso una lettura “autentica” della norma disponendo che : “all’articolo 30, comma 6, del testo unico di cui al decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58, dopo il secondo periodo è inserito il seguente: “Ferma restando l’applicazione della disciplina di cui al primo e al secondo periodo ai servizi di investimento di cui all’articolo 1, comma 5, lettere c), c-bis) e d), per i contratti sottoscritti a decorrere dal 1° settembre 2013 la medesima disciplina si applica anche ai servizi di investimento di cui all’articolo 1, comma 5, lettera a)”. ”

Il Giudice di merito, dunque, partendo da tale dato normativo, ritenendo la norma una “sostanziale interpretazione autentica“, ha disatteso l’eccezione di nullità sollevata dall’investitore, affermando che la ratio della norma introdotta nel 2013 aveva quale precipuo intento quello di “sterilizzare in parte la portata della sentenza” delle Sezioni Unite della Suprema Corte, con la conseguenza quindi che non poteva dichiararsi la nullità dell’ordine di investimento nel caso di mancata indicazione della facoltà di recesso all’interno dell’ordine di investimento, qualora concluso al di fuori dei locali della Banca.

24 settembre 2014

(Paolo Francesco Bruno – p.bruno@lascalaw.com)

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