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Recesso dal conto: inammissibile il ricorso cautelare

Nell’ambito di un procedimento cautelare ex art. 700 c.p.c., il ricorrente, dando atto di essere stato titolare di un conto corrente personale e di uno aziendale, lamentava che la banca con cui intratteneva i rapporti gli avrebbe comunicato improvvisamente e senza motivo il recesso dai conti, concedendo un preavviso di 60 giorni.

Ritenendo che il comportamento dell’istituto di credito fosse illegittimo, nonché causa di gravi pregiudizi, il ricorrente chiedeva che il Giudice adito in via d’urgenza ordinasse a parte resistente il ripristino dei conti, riservandosi di chiedere in separata sede il risarcimento dei danni patiti.

Il Tribunale di Crotone, accogliendo le difese della banca, rigettava il ricorso, ritenendolo inammissibile. Infatti, l’atto risultava depositato allorché era già decorso il termine di preavviso di due mesi assegnato in sede di recesso e, dunque, quando ormai l’effetto in relazione al quale veniva chiesta l’inibitoria si era prodotto.

Sul punto si legge nell’ordinanza: “Secondo la giurisprudenza che se ne è occupata, quando il pregiudizio si sia già realizzato, come nel caso di specie in ipotesi (considerato che, come già abbondantemente sottolineato, alcuna prova di un pregiudizio è stata fornita dall’istante), l’adozione della misura cautelare urgente appare giustificata solo se vi sia il concreto rischio di reiterazione dell’evento pregiudizievole ovvero per attenuarne gli effetti dannosi nelle ipotesi in cui sia difficile o impossibile il successivo risarcimento o, ancora, per scongiurare ulteriori esiti dannosi del pregiudizio già prodottosi, circostanze che il giudice deve concretamente vagliare, ove il ricorrente ne fornisca la prova, al fine di poter commisurare la valutazione dell’imminenza e dell’attualità del pregiudizio.

Quando, infatti, la condotta astrattamente lesiva si  è  completamente realizzata e non è più suscettibile di esplicare ulteriori effetti dannosi, deve ritenersi esclusa l’imminenza del pregiudizio verosimilmente insussistente anche allorché la situazione di pericolo denunciata si sia esaurita (senza rischi di reiterazione) prima della pronuncia del provvedimento ex art. 700 c.p.c.; cfr. Trib. Torino 12.4.2002, che ha stabilito che qualora nel corso del procedimento cautelare si verifichi l’evento pregiudizievole per il cui impedimento è stata richiesta la tutela d’urgenza, il procedimento ex art. 700 c.p.c. deve concludersi con una pronuncia di rigetto della domanda cautelare per sopravvenuta carenza di interesse ad agire, essendosi il periculum in mora ormai tradotto in danno effettivo”.

A ciò si aggiunga che nel caso concreto non vi era neppure prova di un qualsiasi pregiudizio, atteso che il ricorrente non aveva dimostrato, né di aver tentato di aprire altri conti senza successo, né di essere stato soggetto a sofferenza.

In ogni caso, il Giudice ha ritenuto infondata la domanda anche nel merito, considerato che  nei contratti di conto corrente oggetto di causa era prevista una specifica clausola, riproducente la previsione dell’art. 1833 c.c., secondo la quale le parti potevano recedere dal contratto con preavviso, ma senza giustificazione. Dunque, poiché la banca aveva fornito adeguato preavviso di 60 giorni, il Tribunale ha ritenuto insussistente anche il profilo del fumus boni iuris, rigettando pertanto integralmente il ricorso cautelare.

Trib. di Crotone, ordinanza 21 agosto 2021

Simona Daminelli – s.daminelli@lascalaw.com

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