Contenzioso finanziario

Recentissime dalla corte di legittimità in tema di prestazione dei servizi di investimento

Cass., 6 marzo 2015, n. 4620Cass., 12 marzo 2015, n. 4927

Due recenti pronunce della Suprema Corte di Cassazione consentono di confermare taluni precedenti orientamenti della stessa Corte, che si intersecano nella valutazione del corretto operato dell’intermediario finanziario nella prestazione dei servizi di investimento.

La prima, in ordine temporale, pone il luce la centralità delle dichiarazioni rese dall’investitore sia al momento della sottoscrizione del contratto disciplinante la prestazione dei servizi di investimento (o suo eventuale rinnovo), sia al momento del conferimento dell’ordine di investimento (nel caso di avvertenze specifiche in tema di rischiosità e non adeguatezza dell’investimento).

Cercando di sintetizzare, icasticamente, i due distinti (ma strettamente connessi) diversi momenti che investono la prestazione dei servizi di investimento, riportiamo qui di seguito la parte motiva della pronuncia di legittimità: “Se, infatti, è vero che il dovere della banca d’informarsi sulle caratteristiche del cliente è funzionale alla corretta esecuzione del servizio, ed in particolare al rispetto dell’obbligo di adeguatezza dell’investimento, da commisurare appunto a tali caratteristiche, è altresì vero anche che l’ordine impartito per iscritto dal medesimo cliente, il quale dichiari di essere informato dell’inadeguatezza della specifica operazione e di volerla ugualmente realizzare – pur non rivestendo, per quanto si dirà infra sub 3, carattere confessorio, come erroneamente afferma la corte d’appello, ed anche a prescindere da ogni empirica valutazione sulla pregressa esperienza finanziaria dell’investitore – appare in via generale idoneo ad esonerare l’intermediario da responsabilità, in base alla previsione dell’art. 29, comma 3, del reg. Consob concernente la disciplina degli intermediari all’epoca vigente” (Cass. Civ., Sez. I, 6-3-2015, n. 4620).

Nel caso specifico la Corte di legittimità afferma che “Ma neppure è condivisibile, nella prospettiva del dedotto vizio di violazione di legge, la critica dei ricorrenti che investe l’inidoneità della clausola sopra riprodotta (“Prendiamo atto delle indicazioni sotto riportate e tuttavia vi autorizziamo comunque ad eseguire l’operazione: titolo non quotato –  operazione non allineata alla linea di inv. concordata – comunicazione: lettera”). In realtà, il testo sopra riprodotto contiene l’esplicito riferimento alle avvertenze ricevute circa l’inadeguatezza dell’ordine, sia per la mancata quotazione del titolo sia per la sua non rispondenza alla scelta prudenziale di investimenti operata sino al 2000”.

La seconda pronuncia in esame conferma un consolidato orientamento giurisprudenziale che attiene alla “forma” del singolo ordine di investimento/disinvestimento.

La Corte di Legittimità – richiamando propri specifici procedenti – afferma che “Sulla non necessità della forma scritta per la validità dei singoli ordini di acquisto che, in base al contratto quadro con il quale l’intermediario si obbliga a prestare il servizio di negoziazione di strumenti finanziari in favore del cliente, vengano poi impartiti da quest’ultimo si è recentemente pronunciata questa stessa Corte di legittimità (Cass. 384/2012, 7283/2013, 2889/2014), con la conseguenza che i singoli ordini attuativi di un contratto-quadro correttamente stipulato per iscritto (circostanza, questa, mai contestata dal ricorrente) possono essere legittimamente conferiti con forme differenti quale, appunto, quelle proprie del cd. trading on line – senza particolari requisiti di forma, ivi inclusa l’apposizione della firma (anche) digitale, come la stessa Autorità di Vigilanza ha mostrato di ritenere (comunicazione Consob 3.8.2005 n. DIN/5055217)” (Cass. Civ., Sez. III, 12-3-2015, n. 4927).

1 aprile 2015

Paolo Francesco Bruno – p.bruno@lascalaw.com

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