Ipoteca: tutto è immobile finché l’immobile rimane…immobile

Reati tributari: limiti al sequestro per equivalente

In tema di illeciti tributari ad opera dei legali rappresentanti della società, il sequestro preventivo finalizzato alla confisca per equivalente del profitto può riguardare i beni personali degli amministratori solo in caso di effettiva, concreta e circostanziata impossibilità di procedere al sequestro dei beni della società beneficiata dall’evasione fiscale.

Nella fattispecie all’esame della Suprema Corte, il Tribunale del Riesame di Napoli ha confermato il decreto di sequestro preventivo per equivalente disposto, con ordinanza del Giudice per le Indagini Preliminari, nei confronti dell’amministratore della società, indagato per omesso versamento di IVA.

In particolare, i Giudici del Riesame hanno affermato che l’onere di previa escussione del patrimonio societario non incombe sull’Accusa nel corso del procedimento penale, dal momento che l’organo che procede all’accertamento del reato può aggredire, ai fini della successiva confisca, qualsiasi bene riconducibile alla persona fisica responsabile delle condotte contestate.

L’imputato, invece, ha depositato ricorso per Cassazione invocando il principio sancito dalle Sezioni Unite (caso Gubert), secondo cui il sequestro a carico dell’amministratore sarebbe ipotizzabile solo all’esito di un concreto, specifico e documentato controllo della sussistenza dei beni presso la società.

La Corte di Cassazione, accogliendo le argomentazioni del ricorrente, ha chiarito che il sequestro preventivo può essere disposto sui beni personali degli amministratori solo nell’ipotesi in cui il profitto non sia più nella disponibilità della persona giuridica.

In tema di reati tributari – spiega la Corte – il pubblico ministero è legittimato a chiedere al giudice il sequestro preventivo nella forma per “equivalente”, invece che in quella “diretta”, all’esito di una valutazione allo stato degli atti in ordine alle risultanze relative al patrimonio dell’ente che ha tratto vantaggio dalla commissione del reato”.

In altri termini, i Giudici di legittimità hanno sottolineato la necessità, al fine di dar corso al sequestro per equivalente sui beni dell’amministratore, di effettuare una valutazione allo stato degli atti, in ordine alle risultanze relative al patrimonio della società che ha tratto vantaggio dalla commissione del reato.

In conclusione, affinché il sequestro preventivo per equivalente sia legittimo, non è necessario il compimento di specifici ed ulteriori accertamenti preliminari per rinvenire il prezzo o il profitto nelle casse della società, mentre risulta determinante verificare la sussistenza di un’effettiva, concreta e circostanziata impossibilità di procedere al sequestro dei beni della società beneficiata dall’evasione fiscale.

Cass., III Sez. Pen., 12 aprile 2016, n. 15099 (leggi la sentenza)

Fabrizio Manganiellof.manganiello@lascalaw.com

Davide Manzod.manzo@lascalaw.com

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