Il Regolamento Crowdfunding in fase di aggiornamento e ampliamento

Il rapporto tra il contante e il riciclaggio

In data 31 luglio 2019 l’Unità di Informazione Finanziaria per l’Italia (“UIF”) ha pubblicato, nella serie Quaderni Antiriciclaggio – collana Analisi e Studi, il Quaderno Antiriciclaggio n. 13 recante “cash use and money laundering: an application to italian data at bank-municipality level” (in italiano, “l’uso di contante e il riciclaggio: un’analisi del caso italiano su dati disaggregati”).

Tale documento contiene uno studio condotto dalla UIF al fine di analizzare le correlazioni tra l’uso del contante e il riciclaggio di denaro.

Nonostante in epoca recente il settore degli strumenti di pagamento è stato interessato da cambiamenti radicali, il contante rimane un importante mezzo di regolazione delle transazioni, soprattutto nell’economia illegale.

In questa prospettiva, lo studio ha l’obiettivo di stimare l’utilizzo anomalo di contante (potenzialmente connesso ad attività illecite) e calcolare gli indicatori di rischio di riciclaggio.

Coerentemente con tale obiettivo, lo studio condotto dalla UIF viene sviluppato attraverso un modello econometrico al fine di identificare le movimentazioni di contante non coerenti con i fondamentali socio-economici e finanziari osservati a livello locale e, quindi, potenzialmente riconducibili ad attività illecite.

Utilizzando dati disaggregati sull’operatività bancaria, i flussi osservati di contante sono confrontati con quelli fisiologici attesi dal modello sulla base dei fondamentali socio-economici e finanziari a livello locale: la discrepanza tra il valore atteso e quello osservato fornisce una misura dei flussi di contante anomali.

La variabile che il modello econometrico cerca di spiegare è il rapporto tra il valore dei versamenti in contante e quello dei versamenti diversi dal contante (bonifici e assegni) osservati nel corso del 2015 a livello di sportello bancario.

Le variabili esplicative del modello sono misure delle condizioni economiche locali e del livello di finanziarizzazione:

  • il reddito imponibile pro-capite misurato a livello comunale;
  • il valore dei versamenti diversi dal contante per sportello bancario (normalizzati per il totale delle operazioni effettuate presso lo sportello);
  • il numero di sportelli bancari pro-capite a livello comunale;
  • un indicatore delle dimensioni dell’operatività finanziaria complessiva per sportello bancario (il numero totale di operazioni effettuate).

Queste variabili sono di norma correlate positivamente all’impiego di strumenti di pagamento alternativi al contante: pertanto, la correlazione attesa tra queste variabili e quella oggetto di studio è negativa.

Invece, altre variabili esplicative consentono di identificare, rispettivamente, i comuni litoranei, dove si svolgono attività turistiche a più elevata intensità di contante, e i comuni montani, nei quali un maggiore uso di contante può essere determinato, a parità di altre condizioni, da un più difficile accesso ai servizi bancari.

Un’ulteriore variabile di controllo è rappresentata dalla classificazione bancaria dell’intermediario coinvolto in ciascun flusso esaminato: la categoria di appartenenza della banca è definita in base alla scala di operatività, al tipo di attività svolta e alla localizzazione geografica.

È infine inserita nel modello una misura dell’economia sommersa (data dalla quota comunale di imprese attive nei settori delle costruzioni, del commercio e della ristorazione), con l’obiettivo di distinguere le attività irregolari da quelle criminali, le uniche di interesse nello studio. In questo caso, la relazione attesa con l’utilizzo relativo di contante (variabile dipendente) è di segno positivo: maggiore è la dimensione locale dell’economia sommersa, maggiore sarà, ceteris paribus, l’uso di contante rispetto agli strumenti di pagamento alternativi.

In sintesi, in linea con le attese, i risultati mostrano che l’utilizzo di contante è negativamente correlato con il grado di sviluppo economico locale e con il grado di finanziarizzazione. Al contrario, l’utilizzo del contante risulta correlato positivamente con le dimensioni dell’economia sommersa.

Sulla base di tali risultati vengono elaborati indicatori di esposizione al rischio di riciclaggio a livello di comune e provincia, che sono indipendenti dagli indicatori locali di criminalità.

La distribuzione geografica del rischio risulta coerente con la presenza delle principali organizzazioni mafiose così come emerge dalle evidenze investigative e positivamente correlata sia con misure del riciclaggio (le operazioni sospette segnalate alla UIF) sia con indicatori di attività criminale (le denunce di particolari reati).

Gli indicatori, in particolare, possono contribuire a orientare l’azione di contrasto al riciclaggio da parte sia della UIF e delle altre Autorità, sia del settore bancario.

Claudio Saba – c.saba@lascalaw.com

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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