Contratto preliminare e fallimento del promittente venditore

Il rapporto tra pignoramento presso terzi e concordato

Con la pronuncia in commento la Corte di Cassazione, pur dichiarando inammissibile il ricorso presentato da una Società in concordato, ha ritenuto di riesaminare gli orientamenti della giurisprudenza di legittimità sul discusso tema della opponibilità del pignoramento presso terzi alla procedura concordataria.

La Corte, dopo avere ripercorso una serie di proprie decisioni (tra cui Cass. 26036/2005; Cass. 24476/2008; e Cass. 11660/2016) è arrivata a formulare i seguenti principi.

Se l’esecuzione presso terzi, introdotta prima della pubblicazione della domanda di concordato preventivo, è già pervenuta alla ordinanza di assegnazione, gli effetti di essa rimangono fermi (cfr. art. 187 bis disp. att. c.p.c.), sebbene il pagamento sia successivo all’inizio della procedura concordataria.

Del resto, l’ordinanza di assegnazione del credito, emessa ai sensi dell’art. 553 c.p.c. in presenza della dichiarazione positiva del terzo, per la sua natura liquidativa e satisfattiva, segna, col trasferimento coattivo del credito dal debitore esecutato (assegnante) al creditore pignorante (assegnatario), il momento finale e l’atto giurisdizionale conclusivo del processo di espropriazione presso terzi (cfr. Cass. 29 ottobre 2003, n. 16232; Cass. 28 giugno 2000, n. 8813).

Tuttavia, in ipotesi di assegnazione nella esecuzione presso terzi, occorre distinguere due casi:

  • Il caso dell’assegnazione anteriore alla trascrizione della domanda di concordato. In questa ipotesi il debitor debitoris (il terzo pignorato) è liberato ed il creditore principale trattiene quanto pagato;
  • il caso dell’assegnazione, all’esito di un pignoramento tuttavia anteriore al concordato, successiva alla trascrizione della domanda di concordato. In questa ipotesi il debitor debitoris è liberato, ma il creditore principale deve restituire alla massa la somma pagata.

In conclusione, la Corte ha affermato, nell’interesse della legge, il seguente principio:

Nella disciplina del concordato preventivo non trova applicazione il congegno di spossessamento previsto in ambito fallimentare dalla L. Fall., artt. 42-43, con la conseguente previsione di inefficacia dei pagamenti eseguiti dal fallito dopo la dichiarazione di fallimento, ai sensi del successivo art. 44, ma opera un diverso congegno di spossessamento attenuato in forza del quale il debitore conserva l’amministrazione dei suoi beni e l’esercizio dell’impresa, sotto la vigilanza del commissario giudiziale.

Pertanto, è legittimo – salvo non ricorra l’ipotesi di frode sanzionabile con la dichiarazione di fallimento ai sensi dell’art. 173, comma 2 – il pagamento effettuato dal debitor debitoris in esito ad un pignoramento presso terzi trascritto prima della pubblicazione della domanda di concordato preventivo, ove l’ordinanza di assegnazione di cui all’art. 533 c.p.c. sia anch’essa antecedente a detta pubblicazione, quantunque il pagamento venga invece effettuato successivamente ad essa”.

Cass., Sez. I, 15 febbraio 2021, n. 3850

Luca Scaccaglia – l.scaccaglia@lascalaw.com

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