Non sono perentori i termini per la mediazione delegata

Il rapporto tra mediazione ed esecuzione

Il Tribunale di Vicenza si è pronunciato sul rapporto tra mediazione e procedura esecutiva.

Nel caso in esame l’attore proponeva opposizione all’esecuzione immobiliare (art. 615, 2 comma c.p.c) introdotta da un Istituto di Credito in base ad un contratto di mutuo fondiario. La ricorrente eccepiva il mancato esperimento della procedura di conciliazione di cui all’art. 5 D.lgs 28/2010 prevista come condizione di procedibilità per le azioni relative a contratti bancari e la riferiva anche alle procedure esecutive.

Il Giudice vicentino ha chiarito che la mediazione è condizione di procedibilità solo per ciò che concerne gli eventuali giudizi di cognizione che si innestano sull’esecuzione, mentre la mediazione è inapplicabile alla procedura esecutiva.

“Vero che il dettato legislativo non fa espressa menzione dell’esecuzione forzata (l’ art. 5 comma 4 d.lgs. 28/2010 fa riferimento ai soli “procedimenti di opposizione o incidentali di cognizione relativi all’ esecuzione forzata”) ma tale – apparente – omissione può ben giustificarsi alla luce della definizione di “mediazione” fornita dalla stessa legge, quale “attività, comunque denominata, svolta da un terzo imparziale e finalizzata ad assistere due o più soggetti nella ricerca di un accordo amichevole per la composizione di una controversia”.

Quindi, nelle procedure esecutive, anche se la legge nulla dice in proposito, non può mai ritenersi obbligatorio il tentativo di conciliazione quale condizione di procedibilità della domanda. Ciò anche in ragione della struttura del processo esecutivo che, pur conoscendo «parentesi» di cognizione, è delineata e configurata come essenzialmente strumentale all’esecuzione stessa.

L’istituto della mediazione, infatti, è logicamente incompatibile con la procedura esecutiva: nel primo caso il mediatore tenta di conciliare una controversia bilanciando opposti interessi, nel secondo vi è un diritto già accertato in un titolo esecutivo che ne consente il soddisfacimento coattivo.

In tale senso il giudice vicentino ha affermato che “nel caso delle procedure esecutive, in quanto volte all’attuazione coattiva di un diritto già accertato nel titolo, manca lo stesso elemento della “controversia”- che può invece riemergere negli eventuali giudizi di cognizione che sull’ esecuzione si innestino. L’inapplicabilità della mediazione alla procedura esecutiva deriva, in sostanza, dalla inscindibile connessione – logica prima che giuridica – tra un’attività di bilanciamento di opposti interessi (operata dal mediatore) e una controversia in atto, laddove invece nessun bilanciamento appare realizzabile né ipotizzabile in presenza di un titolo che accerti una pretesa e ne consenta il soddisfacimento coattivo”

Quindi, essendo l’obiettivo del procedimento di mediazione quello di consentire l’incontro tra gli opposti interessi che caratterizzano una controversia, data la sussistenza di un titolo esecutivo che accerta ab origine l’esistenza di una pretesa, non è necessaria alcuna mediazione tra le parti.

Tribunale di Vicenza, sentenza del 10 ottobre 2018

Marco Campoli – m.campoli@lascalaw.com

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