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Quietanza sinonimo di confessione? Per il curatore no!

Nel giudizio promosso dal curatore del fallimento del creditore per ottenere l’adempimento di obbligazioni assunte dal convenuto verso il fallito stesso, la quietanza, che il debitore assuma essergli stata rilasciata all’atto del pagamento del creditore (successivamente fallito), non può produrre, nei confronti del curatore, gli effetti di confessione stragiudiziale”.

La Suprema Corte, nella pronuncia in esame, ha difatti avuto modo di chiarire come gli effetti di una dichiarazione avente valore di confessione stragiudiziale si producano se e nei limiti in cui essa sia fatta valere nella controversia in cui sono parti – anche e soprattutto in senso processuale – gli stessi soggetti, rispettivamente autore e destinatario della dichiarazione de qua.

Il curatore – nella causa dallo stesso promossa per ottenere l’adempimento di obbligazioni assunte dal convenuto verso il fallito – pur trovandosi, rispetto al rapporto sostanziale dedotto in giudizio, nella stessa posizione assunta dal fallito, è una parte processuale diversa da questi.

Stante quanto sopra, la quietanza – che il debitore assuma essergli stata rilasciata all’atto del pagamento del creditore poi fallito – non risulta in alcun modo vincolante, rappresentando, al contrario, unicamente un documento probatorio dell’avvenuto pagamento, liberamente valutabile dal Giudice al pari di ogni altra prova acquisita durante il processo (Cass. n. 3055/1996; Cass. n. 24690/2017; Cass. n. 4288/2005).

La Suprema Corte ha infine evidenziato come, per contestare la veridicità delle scritture private, non sia necessario impugnarle per falsità; tali documenti, difatti, in quanto provenienti da terzi estranei alle parti in causa, non sono assoggettate alla disciplina sostanziale di cui all’art. 2702 c.c. né a quella processuale di cui all’art. 214 c.p.c.

Le scritture private, pertanto, “possono assumere soltanto valore indiziario ed, in difetto di contestazione della parte contro cui sono prodotte in concorso di altri elementi di prova, possono essere poste a fondamento di una decisione (cfr. Cass. 27.11.1998, n. 12066)”.

Cass., Sez. VI Civ., 01 Marzo 2018, ordinanza n. 4842

Silvia Alessandra Pagani – s.pagani@lascalaw.com

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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