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Querela di falso: sempre possibile in via principale

La parte che vuole contestare l’autenticità della sottoscrizione apposta su di una scrittura privata non riconosciuta, per la quale, dunque, non sia stato necessario esperire querela di falso, può sempre proporre querela in via principale.

Il principio in commento è stato di recente espresso dalla Cassazione, con una recente ordinanza.

Nel caso di specie la Corte D’Appello di Firenze respingeva il gravame contro cui il tribunale aveva dichiarato l’inammissibilità della domanda attorea, relativa alla querela di falso concernente alcuni aspetti di un processo verbale di contestazione della Guardia di Finanza e sulla cui base l’Agenzia delle Entrate aveva, in seguito, notificato un avviso di accertamento.

Successivamente avverso la pronuncia di appello è stato proposto ricorso per cassazione.

La ricorrente, in particolare, lamenta la violazione degli articoli 2700 c.c. e 221 c.p.c. in quanto in base alla ricostruzione dell’attore, il giudice di merito avrebbe ritenuto che le contestazioni riportate nel verbale di contestazione non fossero passibili di querela di falso.

Per la Suprema Corte la doglianza appare inammissibile, il collegio afferma, infatti, che per consolidata giurisprudenza di legittimità il verbale di contestazione assuma un diverso valore probatorio a seconda della natura dei fatti contestati in esso dedotti.

Nel caso si tratti di fatti attestati dal pubblico ufficiale, da lui compiuti o avvenuti in sua presenza o che abbia conosciuto senza margini di apprezzamento nonché in ordine alla provenienza di un documento dallo stesso pubblico ufficiale il verbale è assistito di fede privilegiata ex art. 2700 c.c.

Il verbale rileva, invece, in termini di prova generica quanto alla veridicità sostanziale del contenuto formati dalla stessa parte o dai terzi.

Nel caso di specie la querela era stata avanzata in relazione a risultanze emergenti da dati esterni e non dalle attestazioni dei verbalizzanti, con conseguente sua inammissibilità.

Da ultimo la corte ritiene fondata la doglianza con cui la ricorrente lamenta che la corte territoriale ha ritenuto che la querela di falso non era proponibile in relazione alla sottoscrizione delle distinte di versamento/prelevamento relative ad operazioni bancarie riportate nel verbale di contestazione.

La parte che sostenga la non autenticità della propria apparente sottoscrizione apposta su scrittura non riconosciuta può sempre agre in via principale per far accertare tale non autenticità con la querela suddetta e non, come erroneamente ritenuto dal giudice di merito, solo in caso di soccombenza della parte sull’eventuale disconoscimento nel giudizio tributario.

La Cassazione accoglie, pertanto, la doglianza e cassa con rinvio al giudice di appello di Firenze.

Cass., Sez. VI, Ord., 23 luglio 2020, n. 15823

Andrea Asnaghi – a.asnaghi@lascalaw.com

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