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Querela di falso: prima o dopo il disconoscimento della sottoscrizione?

In presenza di una scrittura privata, la parte può scegliere tra la possibilità di disconoscerla e proporre querela di falso.

La Corte di Cassazione chiarisce quando è inammissibile e quando, invece, è ammissibile la querela di falso nel caso in cui nello stesso processo sia già stato utilizzato il disconoscimento a cui sia seguita la verificazione.

 

La Corte d’Appello di Napoli aveva riformato la pronuncia di primo grado e revocato il decreto ingiuntivo emesso ad istanza di una società assicurativa, per via del preteso rimborso di quanto versato in favore dell’Amministrazione finanziaria in relazione alla sottoscrizione di un atto di coobbligazione con cui lo stesso si era assunto obblighi e oneri incombenti sulla società di cui era fideiussore.
L’opposizione proposta dall’ingiunto era fondata essenzialmente sul disconoscimento della sottoscrizione – ad esso apparentemente riconducibile – apposta all’atto di coobbligazione predetto.

All’esito della c.t.u. grafologica, disposta dal primo giudice a seguito di tempestiva istanza di verificazione, il Tribunale aveva rigettato l’opposizione, avendo ritenuto autentica la sottoscrizione.

L’ingiunto proponeva quindi appello insistendo per la falsità delle firme apposte sull’atto predetto e proponeva querela di falso (la cui presentazione davanti al giudice competente era stata autorizzata dalla Corte d’appello di Napoli che, conseguentemente, aveva disposto la sospensione dell’appello).

 

Il giudizio di falso si concludeva con sentenza, passata in giudicato, che accertava “la falsità della pattuizione speciale di garanzia“.

Riassunto quindi il giudizio d’appello, lo stesso si è concluso con la sentenza sopra richiamata (totalmente favorevole, come detto, all’ingiunto/appellante), avendo la Corte territoriale ritenuto che il predetto esito del giudizio incidentale di falso – la cui ammissibilità ha ribadito, nonostante la verificazione della autenticità operata in primo grado, in ragione del diverso ambito e delle diverse finalità che caratterizzano la querela di falso ed il disconoscimento della scrittura privata – “si riflette, in maniera assolutamente decisiva, nel presente giudizio“.

 

Avverso tale decisione la società assicurativa propone ricorso per cassazione.

 

La Suprema Corte rigetta il ricorso alla luce delle seguenti motivazioni.

La parte nei cui confronti venga prodotta una scrittura privata può optare tra la facoltà di disconoscerla e la possibilità di proporre querela di falso, essendo diversi gli effetti legati ai due mezzi di tutela: la rimozione del valore del documento limitatamente alla controparte o erga omnes.

Nell’ambito di uno stesso processo, qualora sia già stato utilizzato il disconoscimento cui sia seguita la verificazione, la querela di falso è inammissibile ove ricorrano entrambe le seguenti condizioni: 

1) il risultato della verificata autenticità della sottoscrizione è passato in giudicato; 

2) la querela è proposta al solo scopo di neutralizzare detto risultato.

Al contrario, la querela è ammissibile ove ricorra almeno una delle seguenti condizioni:

1) l’accertamento operato in sede di verificazione non è passato in giudicato; 

2) pur essendosi formato il giudicato sull’accertata autenticità della sottoscrizione, la querela è finalizzata a contestare (solo o anche) la verità del contenuto del documento.

In conclusione, nonostante ricorrano dette condizioni di inammissibilità ma la querela di falso sia ugualmente ammessa ed esiti nell’accertamento, passato in giudicato, della falsità della sottoscrizione, nel conflitto dei giudicati va data prevalenza a quello formatosi all’esito del giudizio di verificazione (anteriormente alla proposizione della querela) sull’autenticità della sottoscrizione.

 

Cass., Sez. III, 29 gennaio 2021, n. 2152

Valeria Bano – v.bano@lascalaw.com

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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