Contratti

Quando la Pubblica Amministrazione tarda a saldare i conti….

La Banca d’Italia ha recentemente stimato (relazione annuale 2013 – Circolare 23/2014 di Assonime) che i tempi medi effettivi del saldo delle fatture ai creditori da parte della Pubblica Amministrazione, si aggirano ormai intorno ai sette mesi, toccando, purtroppo molto spesso, picchi massimi di ritardo anche di 2 anni, se non di più.

E ciò,  con tutte le conseguenze ben note della crisi economica e nonostante l’esistenza di discipline giuridiche volte a contrastare tali tipi di ritardo.

Si segnala, quale normativa europea, la direttiva 2011/7/UE che mira a rendere più incisiva la lotta contro i ritardi di pagamento nelle transazioni commerciali, già disciplinata dall’unione Europea con la direttiva 2000/35/CE.

La direttiva, recepita in Italia con il D.L. 192/2012, ha, nel campo del diritto interno, modificato quanto stabilito con la L. 231/2002.

Le novità introdotte (relativamente all’ambito di cui ci occupiamo oggi, ovvero le Pubbliche Amministrazioni) hanno, da un lato, riguardato una nuova e più ampia definizione di “Pubblica Amministrazione”, e, dall’altro, previsto che nelle transazioni commerciali in cui la Pubblica Amministrazione è debitrice, non possano essere previste deroghe contrattuali al tasso legale degli interessi di mora, e che il termine contrattuale per il pagamento non possa essere superiore a 60 giorni.

Il fenomeno – sempre più frequente – dei ritardi nei pagamenti delle P.A. era, peraltro, già stato affrontato dal nostro legislatore con il D.L. 78/2009 (che a sua volta ha recepito la direttiva comunitaria 2000/35/CE ed è stato convertito in legge 03.08.2009, n. 102), il quale aveva previsto l’esistenza di alcune precise disposizioni volte a garantire una maggiore regolarità nei pagamenti dei debiti contratti dalle Pubbliche Amministrazioni.

E’, infatti, ancora oggi in vigore l’obbligo posto a carico del dirigente responsabile di una P.A. di redigere il c.d. crono-programma (ovvero un piano finanziario costruito sulla base della fase temporale di assunzione delle obbligazioni), che prevede la predisposizione preventiva di un programma di pagamenti che sia compatibile con i relativi stanziamenti di bilancio e con le regole di finanza pubblica.

La violazione di tale obbligo, fa sorgere in capo al funzionario sia una responsabilità di tipo disciplinare ce una di tipo amministrativa.

Purtroppo, però, il D.L. 78/2009 (convertito in legge 03.08.2009, n. 102) non è particolarmente conosciuto ed applicato.

Per questo motivo, il legislatore ha pensato di introdurre nella L. 89/2014, al Titolo III – art. 27), delle nuove misure di intervento (in vigore dal 1° luglio 2014) che, da un lato, dovrebbero cercare di rendere trasparenti tutti i ritardi nei pagamenti delle Pubbliche Amministrazioni e, dall’altro, dovrebbero evitare che ulteriori debiti si accumulino nei confronti delle imprese, stabilendo incentivi e sanzioni per indurre le Amministrazioni Pubbliche a ridurre i tempi di pagamento dei fornitori.

La speranza è dunque quella detto recente intervento normativo possa davvero diminuire i tempi dei pagamenti.

29 luglio 2014

(Iliza Ugliano – i.ugliano@lascalaw.com)

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Indeterminatezza del tasso, il contratto è comunque salvo

Ha fatto molto discutere la normativa emergenziale italiana quando ha invitato gli aspiranti viaggia...

Contratti

Vado a stare da papà

Il tema, da sempre discusso, è tornato alla ribalta poiché il COA di Torino ha preso recentemente...

Contratti

Secondo un antico proverbio latino, se si vuole stabilire un accordo, è sempre bene metterlo nero s...

Contratti

X