Edificazione di immobile con denaro del convivente: è possibile la restituzione delle somme?

Quali sono i limiti all’obbligo di mantenimento dei figli?

La Corte di Cassazione ha ricordato come l’obbligo di mantenimento dei genitori sopravviva anche al raggiungimento della maggiore età dei figli, perdurando sino al completamento del percorso formativo prescelto e al raggiungimento della loro autosufficienza economica, pur in presenza di determinati limiti.

Il Tribunale di Avellino, con sentenza n. 9/2015, dichiarava la separazione personale di due coniugi, revocando l’obbligo di mantenimento dei figli gravante sul marito e, di conseguenza, l’assegnazione della casa familiare alla madre.

La scelta del Tribunale di primo grado si basava sulla circostanza che il figlio primogenito, nato nel 1978, si fosse reso economicamente autosufficiente per mezzo della propria attività lavorativa di tecnico del suono. Allo stesso modo, il padre aveva dato prova che anche il secondogenito, nato nel 1985, avesse percepito dei redditi in via continuativa, quantomeno per gli anni 2008 e 2009.

La madre impugnava la sentenza di prime cure, contestando l’asserita autosufficienza economica dei figli e sostenendo che il mancato raggiungimento di tale condizione di indipendenza non era imputabile a rifiuto del lavoro o negligenza nella ricerca di una occupazione da parte degli stessi e che, con particolare riferimento al figlio minore, negli anni successivi al 2009 il reddito percepito da quest’ultimo aveva subito una notevole riduzione, di fatto ostacolando il raggiungimento della sua maturazione professionale.

La Corte d’appello di Napoli, accogliendo le rimostranze attoree, rilevava come il padre non avesse adeguatamente provato il livello di autosufficienza economica dei figli richiedenti, né tantomeno la responsabilità degli stessi per tale mancata acquisizione.

Il padre decideva quindi di adire la Corte di Cassazione, lamentando l’omessa valutazione da parte della Corte d’appello della documentazione attestante la proprietà di una autovettura e di un furgone in capo al figlio maggiore, che utilizzava i due mezzi per lo svolgimento della sua attività di tecnico del suono. Inoltre, quest’ultimo beneficiava di una costosa attrezzatura per la strumentazione musicale e l’illuminazione dei palchi, concessagli gratuitamente da altra società del settore, a riprova del completamento del proprio percorso di formazione e inserimento professionale.

Quanto al figlio minore, il ricorrente rilevava che lo svolgimento di attività part time (che gli aveva consentito di percepire negli anni 2008 e 2009 un reddito di circa cinquecento euro mensili) avrebbe dovuto indurre la Corte di appello a confermare la decisione del Tribunale di revoca dell’assegno in coerenza con la giurisprudenza di legittimità, secondo cui una volta raggiunta una adeguata capacità lavorativa, e quindi l’indipendenza economica, la successiva perdita della occupazione non comporta la reviviscenza dell’obbligo del genitore al mantenimento.

La Suprema Corte accoglieva quindi il ricorso del padre, ricordando sì che l’obbligo del mantenimento dei genitori consiste nel permettere ai figli di completare il percorso formativo prescelto e di acquisire la capacità lavorativa necessaria a rendersi autosufficiente, indipendentemente dal raggiungimento della maggiore età, ma che la prova della maturazione di un sufficiente grado di capacità lavorativa è ricavabile anche in via presuntiva dalla formazione acquisita e dalla esistenza di un mercato del lavoro in cui essa sia spendibile.

Al realizzarsi di tale presunzione, non può quindi che gravare sul figlio maggiorenne la dimostrazione dell’esistenza di fattori estranei alla sua responsabilità, i quali impediscano una sufficiente remunerazione della propria capacità lavorativa.

Tuttavia, anche in questa ipotesi vanno valutati una serie di fattori, quali: la distanza temporale dal completamento della formazione, l’età raggiunta, ovvero gli altri fattori e circostanze che incidano comunque sul tenore di vita del figlio maggiorenne e che di fatto lo rendano non più dipendente dal contributo proveniente dai genitori.

Infine, la Corte ha confermato come l’ingresso effettivo nel mondo del lavoro con la percezione di una retribuzione (sia pure modesta) segni la fine dell’obbligo di contribuzione da parte del genitore, dato che la successiva ed eventuale perdita dell’occupazione o il negativo andamento della stessa non comporta, in ogni caso, la reviviscenza dell’obbligo di mantenimento in capo all’obbligato.

Pertanto, quanto alla posizione del figlio maggiore, la Cassazione ha ritenuto dirimente l’impiego, da parte di quest’ultimo, di mezzi, propri e in comodato, di non modesto valore, i quali ben potrebbero costituire una fonte di reddito idonea a garantire l’autosufficienza economica a chi la presta.

In riferimento alla condizione del figlio minore, la Corte ha invece escluso la reviviscenza dell’obbligo di mantenimento in ragione della dimostrata acquisizione di una capacità lavorativa tale da assicurargli una retribuzione stabile nell’arco di due anni.

Tali fattori, unitamente alla circostanza che entrambi i figli avessero superato i trent’anni di età e che non era chiaro se vivessero ancora con la madre, non hanno potuto che confermare l’iter argomentativo seguito dalla Corte, liberando definitivamente il padre dall’obbligo di mantenimento della prole.

Cass., ordinanza, 22 luglio 2019,  n. 19696

Valentina Zamberlan – v.zamberlan@lascalaw.com

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