Causa del derivato e mark to market

Pubblicate le prime decisioni dell’Arbitro per le Controversie Finanziarie

L’Arbitro per le Controversie Finanziarie (ACF) ha pubblicato le prime decisioni a definizione dei procedimenti incardinati dagli investitori in materia di servizi di investimento, pronunciandosi a favore dei ricorrenti in otto decisioni su dieci.

I temi decisi, tra l’altro, affrontano le questioni relative agli obblighi informativi, all’esecuzione degli ordini di vendita e all’annullamento del contratto per dolo.

Per quanto riguarda gli obblighi informativi e comportamentali previsti dalla disciplina finanziaria l’Arbitro ha decisamente valorizzato la portata dell’obbligo di informativa in senso sostanziale e tecnico, con particolare riguardo alla profilatura dell’investitore.

In tal senso l’Arbitro sottolinea come sia necessario un costante aggiornamento della profilatura Mifid al fine di valutare correttamente l’adeguatezza dell’investimento: “emerge chiaramente come gli intermediari siano comunque tenuti a definire tempistica e modalità di aggiornamento delle informazioni a tal fine rilevanti; pertanto, in fattispecie come quella oggetto del presente ricorso, incombe sull’intermediario quantomeno l’onere di comprovare di aver rispettato le policy interne all’uopo predisposte, del che non è stata fornita alcuna evidenza”.

Inoltre uno dei temi che ricorre – e che si trova in ben quattro delle dieci decisioni ad oggi pubblicate – è quello relativo agli ordini di vendita di azioni non quotate e al rispetto del c.d. “ordine cronologico”.

Sul punto l’ACF si è dichiarato competente a conoscere tale tipologia di contestazioni, sul presupposto che l’ordine di vendita non investe temi di mera partecipazione societaria bensì lo svolgimento di servizi di investimento: “Sotto questo specifico e preliminare profilo non è, pertanto, revocabile in dubbio che la domanda formulata dal ricorrente investa un tema che è di sicura competenza dell’ACF, in quanto attiene alla verifica della correttezza e della diligenza posta in essere dall’intermediario nella prestazione di un servizio di investimento, quale è certamente quello della «esecuzione di ordini per conto dei clienti» (art. 1, comma quinto, lett. b, TUF)”.

Quanto al merito il Collegio ha affermato che l’intermediario è tenuto a fornire prova della propria organizzazione e, pertanto, di avere correttamente processato gli ordini ricevuti: “nell’ambito della prestazione dei servizi e delle attività di investimento non appare possibile operare una separazione rigida tra regole che attengono al piano della corretta organizzazione dell’attività e regole che attengono alla corretta esecuzione del contratto” questo poichè “quel che risulta decisivo ai fini della soluzione della controversia è la verifica sul se possa dirsi dimostrato, nel caso di specie, il deficit di organizzazione dell’intermediario”.

Altro tema peculiare affrontato dall’ACF è quello relativo all’annullamento del contratto per dolo nel caso in cui l’investitore venga convinto ad acquistare azioni della banca per ottenere sconti e/o agevolazioni nell’ambito di rapporti bancari (finanziamenti, mutui ecc.).

L’Arbitro, valutati i fatti allegati dal ricorrente, ha deciso di accogliere la domanda di annullamento avanzata, rilevando l’illegittimità della condotta tenuta dall’intermediario e la sua natura determinante nella scelta di investimento: “non sembra revocabile in dubbio che la condotta dell’intermediario, ove risulti provata in concreto, possa senz’altro considerarsi come un comportamento decettivo dell’intermediario nella prestazione del servizio di investimento, che ha indotto la ricorrente a concludere un investimento in azioni che altrimenti non avrebbe concluso, e che essa possa, dunque, essere ascritta al paradigma dei comportamenti integranti artifizi e raggiri idonei a determinare l’annullabilità del contratto”.

Carlo Giambalvo Zilli – c.zilli@lascalaw.com

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