Provvigione del mediatore: verba volant, scripta?

Secondo un antico proverbio latino, se si vuole stabilire un accordo, è sempre bene metterlo nero su bianco in modo da formarne un documento indiscutibile, non contestabile a posteriori.

Non sempre, tuttavia, nel mondo del diritto ciò che si vuole provare necessita di uno scritto inconfutabile.

Ne è un esempio il caso oggetto della recentissima ordinanza n. 7029/2021 della Cassazione, secondo la quale, ai fini del riconoscimento del diritto del mediatore immobiliare alla provvigione, non è necessario il conferimento di un incarico scritto, essendo sufficiente che le parti abbiano concluso l’affare agevolandosi dell’attività di intermediazione.

Nello specifico era accaduto che un mediatore immobiliare avesse intrapreso le vie giudiziarie ai fini del riconoscimento del proprio diritto alla provvigione.

E mentre il Tribunale aveva accolto le sue domande, la Corte d’appello, adita dalla donna che riteneva di non essersi avvalsa dell’opera di alcuna agenzia immobiliare per la compravendita del suo immobile, aveva invece ritenuto che dagli elementi di prova orale e documentale acquisiti in giudizio non vi fosse prova della sussistenza di un accordo tra mediatore e aspirante venditore.

Tale tesi non è stata condivisa dalla Corte di Cassazione che, con la recentissima pronuncia in commento, ha colto l’occasione per ribadire che il diritto del mediatore alla provvigione sorge ogniqualvolta la conclusione dell’affare si ponga in rapporto causale con l’attività di intermediazione e a patto che la messa in relazione delle parti costituisca l’antecedente indispensabile per pervenire alla conclusione del contratto. Ciò che conta, dunque, è che il mediatore abbia contribuito a reperire e mettere in contatto i clienti, indipendentemente dal fatto l’attività si sia sviluppata in tutte le varie fasi delle trattative e sino alla stipula del negozio.

A nulla, inoltre, vale il fatto che la parte abbia o meno conferito un incarico scritto al mediatore, dal momento che, secondo la Cassazione “ai fini della configurabilità del rapporto di mediazione, non è necessaria l’esistenza di un preventivo conferimento di incarico per la ricerca di un acquirente o di un venditore, ma è sufficiente che la parte abbia accettato l’attività del mediatore avvantaggiandosene”, anche tacitamente.

Sulla scorta delle argomentazioni che precedono, la Cassazione ha accolto il ricorso presentato dal mediatore, invitando il Tribunale competente ad un nuovo esame.

Cass., Sez. II, 12 marzo 2021, n. 7029

Federica Vitucci – f.vitucci@lascalaw.com

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