Sede legale, sede reale, qual è la notifica più rituale?

Provvedimento non cautelare, reclamabile?

Il decreto che pronunci, inaudita altera parte, sull’istanza di sospensione dell’efficacia esecutiva del titolo formulata nel giudizio di opposizione a precetto, ex art. 615 c.p.c. comma 1, non è soggetto a reclamo ex art. 669 terdecies c.p.c.; né è suscettibile del medesimo mezzo di impugnazione la successiva ordinanza di conferma o modifica dello stesso.

Nel caso de quo, il Tribunale di Fermo, in sede collegiale, in continuità con quanto affermato sul punto dalla Corte Costituzionale (sentenza n. 306 del 2007), pronunciandosi su un reclamo proposto dalla banca avverso la sospensione dell’efficacia esecutiva del titolo, disposta dal Giudice dell’opposizione a precetto, ha ritenuto inammissibile il reclamo.

Il Tribunale di Fermo, con l’ordinanza in commento, non solo ha escluso la reclamabilità dei suddetti provvedimenti, ma ha finanche escluso l’applicazione in via analogica della disciplina dettata dall’art. 624 c.p.c. il cui secondo comma prevede esplicitamente la possibilità, per la parte lesa dal provvedimento che statuisca sulla sospensione, di proporre reclamo ex art. 669 terdecies.

In primo luogo, argomenta il Collegio, la reclamabilità di siffatte ordinanze risulterebbe implicitamente esclusa dall’art. 669 quaterdecies c.p.c., a norma del quale tali disposizioni si applicano, oltre alle fattispecie tipiche disciplinate dal codice di rito, in via residuale ai soli provvedimenti cautelari previsti dal codice civile e dalle leggi speciali.

Inoltre, l’applicazione in via analogica dell’art. 624 c.p.c., norma dettata esclusivamente per il processo di esecuzione, viene esclusa per ragioni di carattere ermeneutico e sistematico.

Nel processo esecutivo, infatti, la natura cautelare del provvedimento è determinata dall’esecuzione in corso e dunque dall’immediata aggressione ai beni del debitore. L’ordinanza ex art 615 c.p.c. comma 1 è invece affine ai provvedimenti sommari di natura inibitoria, più che cautelari, atteso che il periculum è connaturato all’esigenza di evitare azioni esecutive contra ius, allorquando l’opposizione presenti un elevato grado di fondatezza. Di contro, il periculum sotteso ai procedimenti cautelari va apprezzato alla luce del concreto pregiudizio paventato in danno al destinatario del provvedimento, difatti il potere riservato al GE consiste nella possibilità di sospendere l’esecuzione. Invece la peculiarità del potere inibitorio accordato al G.I. nell’ambito del giudizio di opposizione a precetto riguarda la verifica della legittimità dell’azione esecutiva stessa, potendo questi sospendere l’efficacia esecutiva del titolo.

In definitiva non sussistono valide ragioni – né di ordine costituzionale, né di natura sistemica – per equiparare, quanto al regime delle impugnazioni, le ordinanze “sospensive” adottate in sede esecutiva ex art. 624 c.p.c., con le ordinanze di concessione o diniego della sospensione dell’efficacia esecutiva del titolo ex art. 615 co. 1 c.p.c., trattandosi questi ultimi di provvedimenti suscettibili di riesame con la sentenza che definisce il giudizio e residuando, in ogni caso, il rimedio ex art. 624 c.p.c. per l’eventualità di avvio del processo esecutivo.

Tribunale di Fermo, 16 febbraio 2019, ordinanza n. 21237

Ludovica Di Lieto – l.dilieto@lascalaw.com

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