Diritto Processuale Civile

Provvedimenti d’urgenza ex art. 700 c.p.c. – inammissibilità domanda

Tribunale di Milano, ordinanza 23 dicembre 2013

Il presente contributo sottopone all’attenzione dei lettori di Ius Letter l’ordinanza del 23.12.2013, resa dal Tribunale di Milano all’esito di un procedimento cautelare ex art. 700 c.p.c., in materia di titoli di credito.

Nella fattispecie esaminata, una società affermava di aver emesso cambiali di favore nei confronti di altra società, la quale, successivamente, le avrebbe poste comunque all’incasso.

In particolare, la ricorrente (emittente delle cambiali), assumendo che detti titoli erano privi di causa – essendo stati emessi senza un debito esistente tra le due società, ma solo a copertura di un credito vantato tra la beneficiaria ed una terza società e con il preciso accordo, quindi, che non venissero azionate – promuoveva azione cautelare, volta ad ordinare al beneficiario di non avvalersi delle cambiali medesime, invocando il grave ed irreparabile danno derivante dal pagamento di un debito inesistente.

Il Tribunale di Milano ha dichiarato inammissibile il ricorso proposto, per un duplice ordine di motivi.

Il primo luogo, la domanda della ricorrente – di non far valere i titoli emessi – intendeva paralizzare l’efficacia esecutiva delle cambiali al fine di bloccarne, in via preventiva, le azioni esecutive del creditore cambiario.

L’emittente ha agito in via cautelare facendo valere, sia la circostanza che le cambiali fossero “prive di causa”, sia che vi fosse un “accordo di non azionarle” e pertanto, secondo il Tribunale, tale azione “mira a snaturare la cambiale, che è uno strumento tipico dotato di efficacia esecutiva, trasformandola in una mera scrittura privata di efficacia esecutiva”.

In secondo luogo, l’azione cautelare proposta non era finalizzata a tutelare un interesse da un pregiudizio imminente ed irreparabile, ed oltretutto il provvedimento d’urgenza non risultava strumentale rispetto al giudizio di merito.

Difatti, nel caso in esame, “la ricorrente non agisce a tutela di un proprio diritto che intende far valere in via ordinaria, ma agisce per impedire il futuro esercizio, da parte della resistente, delle azioni previste dalla legge per il soddisfacimento di un suo diritto. La domanda cautelare proposta presuppone, quindi, l’accertamento del diritto della resistente e si risolve nell’anticipazione degli effetti della decisione di merito di accertamento negativo ”.

Il ricorso proposto, pertanto, non presentando un nesso di strumentalità rispetto al successivo giudizio di merito, è stato ritenuto inammissibile.

3 novembre 2014

Paola Maccarrone – p.maccarrone@lascalaw.com

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