Contenzioso finanziario

Prova dell’informativa contrattuale da parte dell’intermediario finanziario e prova indiretta dell’adempimento

Corte d’Appello di Milano, 8 gennaio 2015, n. 70 (leggi la sentenza)

In una recente pronuncia della Corte d’Appello di Milano (sentenza n. 70 dell’8.1.2015) sono state affrontate due tematiche dibattute in Giurisprudenza riguardanti, segnatamente, la validità della dichiarazione di operatore qualificato rilasciata ai sensi dell’art. 31 del Regolamento Consob n. 11522/1998 dalla cliente, nonché la prova del corretto operato dell’intermediario finanziario nel caso di esecuzione di operazioni di investimento rischiose.

Interessante l’esame compiuto dal Giudice di merito che attiene alla valutazione probatoria della dichirazione di operatore qualificato resa dalla società in epoca succssiva alla esecuzione dell’operazione di investimento, considerato che l’adito Giudice del gravame (avallato l’orientamento granitico espresso dalla Giurisprudenza – cfr Cass. Civ., Sez. I, 26-05-2009, n. 12138 – che ) riferisce che tale dichirazione “presuppone uno sviluppo temporale per l’acquisizione e il consolidamento” dei requisiti, tale per cui non può affermarsi l’inesistenza dei requisiti di professionalità in capo ad un soggetto che abbia rilasciato la dichiarazione, anche in epoca successiva all’operazione di investimento (“non appar[e] “credibile che un soggetto acquisisca specifica e idonea conoscenza di un mercato complesso quale quello finanziario e predisposizione a operazioni speculative altamente rischiose soltanto in trenta giorni”).

Il secondo aspetto trattato dal Collegio di secondo grado nella pronuncia in esame attiene alla prova del corretto operato dell’intermediario finanziario: nella parte motiva della sentenza viene affermato che l’informativa precontrattuale risulta adempiuta dalla “apposizione sull’ordine di acquisto dei titoli della dicitura “operazione non adeguata” [che] offre riscontro, seppure indiretto, all’assunto difensionale” della Banca, “richiamando l’attenzione dell’acquirente sulla particolare rischiosità dell’operazione che questi andava ponendo in essere”, con la conseguenza che “la banca assolse al proprio obbligo informativo nella (pur ridotta) misura in cui esso persisteva a suo carico”.

La segnalazione di non adeguatezza dell’investimento, dunque, rappresenta un “riscontro indiretto” in ordine alla prova del corretto operato dell’intermediario finanziario.

21 gennaio 2015

Paolo Bruno – p.bruno@lascalaw.com

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