L’interesse è concreto. Se non ripeti, che interesse c’è?

Prova dell’accordo per entrare in una società unipersonale

Come dimostrare l’inadempimento ad un accordo tra due soggetti relativo all’ingresso dell’uno in una società unipersonale partecipata, dunque, dall’altro?

La fattispecie sottoposta all’esame del Tribunale di Milano (Sentenza n. 1708/2019 pubbl. il 21/02/2019) ha ad oggetto l’asserito inadempimento di un soggetto (quale neo futuro socio) all’impegno di partecipare ad un futuro aumento di capitale di una srl unipersonale.

Il Tribunale ha, dapprima, argomentato riguardo la validità di un accordo verbale (tenuto conto che, per parte attrice, il rapporto tra le parti “non è mai sfociato in un accordo scritto ma si è sempre sviluppato in via informale”) per, poi, concentrarsi sugli elementi di prova forniti da parte attrice.

Ad avviso del Tribunale, “la effettiva stipulazione tra la FRAPPI ed il CICCONE, quali persone fisiche, di un pactum de ineunda societatis, vale a dire di un accordo con il quale due soggetti stabiliscono la costituzione di una società ovvero l’ingresso di uno dei due in una società già posseduta interamente dall’altro: accordo che, riguardando nel caso di specie l’ingresso in una srl a mezzo della rinuncia della originaria unica socia al proprio diritto di opzione su un futuro aumento di capitale in favore del socio entrante, per il principio di libertà delle forme è da ritenersi validamente concluso con il semplice consenso delle parti”.

Il Tribunale chiama in ausilio un condivisibile e costante orientamento in materia di trasferimento di quote di srl, di cui, da ultimo, a Cass. n.25626/2017, secondo la cui massima: L’art. 2479 c.c., nel testo anteriore al d.lgs. n. 6 del 2003, disciplina (al pari dell’art. 2470 c.c., nel testo in vigore) la forma del trasferimento di quota di società a responsabilità limitata perché sia opponibile alla società, mentre, nei rapporti tra le parti, in forza del principio di libertà delle forme, la cessione medesima è valida ed efficace in virtù del semplice consenso manifestato dalle stesse, non richiedendo la forma scritta né <ad substantiam>, né <ad probationem>).

La prova di tale stipulazione è, infatti, ricavabile, oltre che dalla documentazione prodotta da parte attrice quanto allo svolgimento di puntuali trattative svoltesi tra le parti, dalla piena ammissione (e dunque confessione) resa dal convenuto CICCONE al riguardo, in sede di interrogatorio formale.

Tribunale di Milano, 21/02/2019, n. 1708

Maria Giulia Furlanetto – m.furlanetto@lascalaw.com

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