A volte ritornano: il conflitto di interessi dell’amministratore di società

Prosecuzione dell’attività gestoria e cancellazione della società dal registro delle imprese

Il Tribunale di Verona si è occupato del tema della prova contraria, necessaria a superare l’effetto di pubblicità costitutiva determinato dalla cancellazione di una società dal registro delle imprese, rilevando come tale prova debba vertere su un fatto dinamico, ovvero su circostanze che acclarino che la società ha continuato ad operare.

Nel caso in esame il ricorrente aveva chiesto la cancellazione dell’iscrizione relativa alla cancellazione volontaria dal registro delle imprese di una società, sul presupposto che tale soggetto successivamente al momento della citata cancellazione aveva proseguito l’attività sociale.

Tale attività era consistita da un lato nella riassunzione di un giudizio risarcitorio che la società aveva promosso nei confronti dei terzi e che era stato dichiarato interrotto proprio a seguito della intervenuta cancellazione della società e, dall’altro lato, nella presentazione di una istanza di ammissione al passivo del fallimento di un suo debitore.

Il Tribunale di Verona ha ritenuto infondato il ricorso in esame rigettandolo atteso che, contrariamente a quanto sostenuto dal ricorrente, le circostanze da lui allegate non integrano la prova contraria necessaria a superare l’effetto di pubblicità costitutiva determinato dall’iscrizione della cancellazione della società dal registro delle imprese.

Tale prova contraria deve infatti vertere su un fatto dinamico, ovvero su circostanze che dimostrino che la società ha continuato ad operare anche in seguito all’avvenuta cancellazione dal registro.

In particolare si è argomentato che il requisito della prosecuzione dell’attività non può che consistere nello svolgimento di un’attività economico-operativa, funzionale alla realizzazione dell’oggetto sociale, in quanto solo in tale circostanza si può desumere che la società cancellata in realtà non ha cessato di svolgere la sua attività di impresa.

D’altro canto, non può invece essere riconosciuto analogo carattere ad iniziative giudiziali di tutela di credito della società assunte dopo la sua cancellazione e nemmeno alla costituzione in giudizi promossi prima della cancellazione nei confronti della società poi cancellata.

E’ infatti noto che l’assunzione di simili difese compete ai soci della società, dopo che le Sezioni Unite della Cassazione (con sent. 12 marzo 2013 n. 6070) hanno chiarito che se la cancellazione sopravviene a causa promossa in origine da o nei confronti della società, “la legittimazione sostanziale e processuale, attiva e passiva, si trasferisce automaticamente, ex art. 110 c.p.c., ai soci, che, per effetto della vicenda estintiva, divengono partecipi della comunione in ordine ai beni residuati dalla liquidazione o sopravvenuti alla cancellazione” (compresi evidentemente i crediti);

Per tutto quanto sopra risulta evidente che le scelte processuali successive alla cancellazione della società postulano e non escludono la sua estinzione e non possono quindi essere interpretate come contrarie ad essa.

Tribunale di Verona, decreto del 20 febbraio

Edoardo Fracassoe.fracasso@lascalaw.com

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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