Il gioco delle parti nella verifica dei crediti

Prova del credito in sede concorsuale: il no della Corte alla produzione del libro giornale

In sede di ammissione al passivo fallimentare, per l’assolvimento dell’onere probatorio gravante sul creditore ai sensi dell’art. 2697 c.c., la Banca non è tenuta a produrre l’estratto notarile del proprio libro giornale.

Questo è il principio affermato dalla Suprema Corte, in conformità al quale la stessa ha cassato la sentenza del Tribunale di Roma, emessa all’esito del giudizio di opposizione allo stato passivo promosso ai sensi dell’art. 98 l.f., nella parte in cui esclude l’idoneità del contratto di conto corrente e degli estratti conto integrali a provare la sussistenza e l’ammontare del credito vantato dalla Banca e considera essenziale, a tal fine, la produzione dell’estratto notarile del libro giornale da parte dello stesso Istituto di Credito.

La Corte di Cassazione con la pronuncia in commento ha chiarito quindi che, nell’ipotesi di credito vantato dalla Banca quale saldo debitore di un contratto di conto corrente, l’onere probatorio del fatto costitutivo della pretesa creditoria e dell’esatto ammontare del credito deve considerarsi pienamente assolto con la produzione del contratto stipulato con la fallita e degli estratti conto, dalla data di accensione fino alla data del fallimento.

Con la medesima pronuncia il Supremo Collegio ha precisato anche che gli unici motivi di contestazione dell’an e del quantum creditorio possono derivare, non dalla mancata produzione dell’estratto notarile del libro giornale, ma dall’assenza di data certa nel contratto e dalla difformità degli estratti conto prodotti rispetto agli originali.

L’esclusione della rilevanza probatorio dei libri contabili deve ritenersi assolutamente in linea con quanto già affermato dal medesimo Giudice di legittimità riguardo all’ambito applicativo dell’art. 2710 c.c. La Corte, infatti, ha escluso l’applicabilità della norma – che riconosce valore probatorio ai libri contabili regolarmente tenuti, nonché bollati e vidimati, nei rapporti tra imprenditori inerenti all’esercizio dell’impresa – nei confronti del curatore fallimentare il quale agisca non in via di successione di un rapporto precedentemente facente capo al fallito, ma nella sua funzione di gestione del patrimonio del fallito (Cass. n. 1543/2006).

Cass., Sez. I Civ., 19 gennaio 2018, n. 1450

Nunzia Gaetani – n.gaetani@lascalaw.com

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