Contratti Bancari

Protesto: fido irrevocabile dalla banca con una comunicazione generica

La banca non può far revocare il fido del correntista con una comunicazione generica – come può essere quella contenuta in un telegramma -, ma deve farlo in modo chiaro e inequivocabile: con la conseguenza che, se il cliente, in conseguenza di ciò, viene protestato per mancanza di fondi, l’istituto di credito è tenuto a risarcirgli il danno.

A sancire il principio è stata la Cassazione con la sentenza n. 14455 del 7 giugno 2013

La Cassazione ha respinto il ricorso di una banca contro la decisione della Corte d’appello di Palermo che aveva accolto la domanda di risarcimento dei danni di un correntista per aver fatto protestare («per mancanza di fondi») un assegno di 400 euro, nonostante tale importo rientrasse nei limiti del fido concessogli dalla stessa. Infatti, ha ritenuto erronea la linea di difesa basata sull’avvertimento inviato al correntista tramite telegramma, ritenendolo del tutto generico e ambiguo. Tale comunicazione non era di per sé sufficiente a manifestare la revoca del fido in quanto sommaria, che faceva riferimento a una non precisata posizione irregolare, senza precisare a quale dei contratti si riferisse.

Si legge in sentenza: il testo era anche fuorviante, poiché richiamava un debito attuale, quindi un credito già esigibile, mentre tale non poteva considerarsi il saldo passivo di un conto corrente assistito da un fido per importo superiore al passivo in allora maturato, in mancanza di revoca del fido; che una tale revoca avrebbe dovuto essere chiaramente e inequivocabilmente comunicata al correntista, essendo in corso con lo stesso un regolare contratto.

E ancora: Nulla autorizza un soggetto che sia legato ad altro da più contratti a comunicare il suo recesso da uno di essi senza specificare quale; e nessun canone legale interpretativo autorizza a estendere gli effetti del recesso da un singolo rapporto a tutti i rapporti intrattenuti dal recedente con il destinatario della comunicazione, in mancanza di apposita specificazione. A maggior ragione quando gli effetti del recesso, quali quelli conseguenti alla revoca del fido su di un conto corrente, possano essere particolarmente gravi, quale il protesto di un assegno in danno di un operatore economico». Ora, alla banca non resta che pagare il risarcimento.

Alla luce delle argomentazioni della Suprema Corte emerge che il recesso dall’affidamento bancario deve rispettare necessariamente due condizioni:

– specificare a quale dei rapporti intrattenuti dal correntista si riferisce. A tal fine, la banca non può semplicemente indicare al proprio cliente di essere creditrice di un credito e chiederne l’immediato pagamento senza specificare a quale rapporto tale credito si riferisce;

­- spiegare le motivazioni per cui il recesso da un rapporto di affidamento viene esteso anche a tutti gli altri rapporti intrattenuti dal correntista con la banca.

(Simone Corradin – s.corradin@lascalaw.com)

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