Contratti Bancari

Protesto di assegno bancario sottoscritto da soggetto diverso dal titolare del conto: natura delle responsabilità in capo all’istituto di credito ed al pubblico ufficiale

Il caso in esame nasce dal fatto che una persona fisica, Signora C.A.M., in proprio e quale legale rappresentante di una S.n.c. deduceva – con atto di citazione poi depositato avanti il Tribunale di Palermo – di essere stata vittima del furto della propria borsa, la quale conteneva un libretto di assegni bancari.

L’esponente, nel proprio atto, riferiva altresì che, della succitata circostanza ne era stata notiziata anche la propria banca, trattaria dei titoli.

Tuttavia, nelle more, uno degli assegni di cui sopra veniva protestato a nome della Signora C.A.M. medesima, benchè sul titolo fosse stata apposta firma di traenza con nome assolutamente diverso da quello della denunziante: la sottoscrizione non era nemmeno stata contraffatta, ma del tutto diversa e riferibile ad altro soggetto.

Del che, il menzionato soggetto citava in giudizio sia il notaio – asseritamente responsabile della levata del protesto – sia naturalmente l’istituto bancario per il risarcimento del danno, patrimoniale e non, causato anche dal discredito commerciale arrecato tanto alla persona fisica, quanto all’impresa di cui il soggetto era anche legale rappresentante.

All’esito del giudizio, il giudice di prime cure assolveva da responsabilità la banca, ritenendo che l’intermediario avesse usato l’ordinaria diligenza nel riferire comunque al notaio che l’assegno risultava rubato; mentre il pubblico ufficiale veniva condannato per il fatto di avere levato il protesto pur nella consapevolezza che la sottoscrizione dell’effetto, rubato, era ascrivibile ad altro soggetto.

Proponeva quindi appello il notaio medesimo e la Corte territoriale, recependo completamente i motivi di doglianza del pubblico ufficiale, li poneva a fondamento della decisione confermativa del primo grado, modificandone all’uopo la motivazione.

Brevemente tratteggiati i motivi (e le risultanze) del contendere nei gradi di merito, occorre ora analizzare l’interessante percorso della causa nel grado di legittimità.

Naturalmente, la Signora C.A.M., impugnava avanti la Suprema Corte la sentenza della Corte d’Appello di Palermo, reiterando le proprie doglianze già esposte in primo grado.

Più in particolare, la ricorrente evidenziava che, nel caso de quo, non era stata falsificata la firma del correntista ma era stata apposta una firma riconducibile a persona diversa dal proprietario degli assegni.

La deducente osservava pure che la levata del protesto a nome del correntista, poteva ben essere foriera di responsabilità ex art. 2043 c.c., danno che non verrebbe escluso  dalla specificazione della causale del protesto (i.e. assegno rubato).

I terzi, secondo la prospettazione data dalla ricorrente, non avrebbero in effetti potuto accertare le ragioni sottese alla pubblica constatazione, non essendo la medesima indicata nella versione informatica del “Bollettino dei protesti”.

Il Supremo Collegio accoglieva il ricorso, rinviando alla Corte d’Appello di Palermo e poggiando la propria decisione sui seguenti motivi.

Occorre da subito osservarsi che la decisione del Palazzaccio fonda le proprie radici ripercorrendo la giurisprudenza maggioritaria in tema di protesto di assegno bancario sottoscritto da soggetto palesemente diverso dal titolare del conto corrente.

In tema di protesto di assegno bancario, nel caso in cui la firma di traenza indichi un nome completamente diverso dal titolare del conto corrente, tale che non sia in alcun modo possibile ingenerare nella banca trattaria il dubbio dell’apparente riferibilità dell’assegno al predetto titolare, non vi è ragione di elevare il protesto a suo nome, giacchè è sufficiente, al fine di conservare l’azione di regresso contro gli obbligati, che il protesto sia levato a nome di colui che risulta aver emesso l’assegno (in conformità, peraltro, all’art. 4 della circolare 838/c del 3 maggio 1955 del Ministero dell’industria e del commercio recante istruzioni per l’uniforme applicazione della l. 12 febbraio 1955 n. 77, sulla pubblicazione degli elenchi dei protesti cambiari), non essendovi neppure interesse a conoscere il nome del titolare del conto su cui l’assegno è tratto, né la sua solvibilità.

Ciò in quanto il titolare del conto stesso non si è formalmente obbligato per la relativa somma, e conseguentemente risulta del tutto non inadempiente.

Alla luce di quanto sopra ed avuto riguardo al caso che occupa, gli Ermellini precisano che, qualora all’esito dell’esame esterno della firma di traenza sia evidente la non corrispondenza della conformità documentale di essa allo “specimen” della firma depositato presso la banca dal correntista, l’istituto di credito non può limitarsi a dichiarare che rifiuta il pagamento dell’assegno perchè è stato denunciato come rubato, ma ha l’obbligo di precisare chiaramente al pubblico ufficiale incaricato del protesto che il titolare del conto corrente è un soggetto diverso da quello il cui nome figura nella sottoscrizione dell’assegno.

A ciò si aggiunga che la banca dovrà pertanto evidenziare al Pubblico Ufficiale che tra il titolare del conto ed il traente non vi è nessun rapporto negoziale o legale, opponibile alla banca, che legittimi quest’ultimo a obbligarsi in nome e per conto di quegli.

Dal canto suo, al notaio, incombe personalmente – nell’adempimento dei suoi obblighi di status – di redigere la compilazione dell’atto con perizia e diligenza tali da non danneggiare un soggetto all’apparenza estraneo all’emissione dell’assegno, con la conseguenza che la violazione di siffatti obblighi comporta l’obbligo di risarcire i danni che ne siano derivati.

Conseguentemente, secondo l’impostazione giuridica rilasciata dal Supremo Collegio, il pubblico ufficiale (nella specie, notaio) incaricato del protesto dalla banca trattaria che rifiuta il pagamento dell’assegno (in quanto, come nella specie, denunciato come rubato), è corresponsabile, in concorso e in via solidale, con l’Istituto bancario nella realizzazione del protesto illegittimo, ove abbia omesso, anche per colpa lieve, la vigilanza sulla corrispondenza tra la firma di traenza dell’assegno e l’identità del correntista, nel caso in cui detta corrispondenza sia all’evidenza assente.

La condotta tenuta dall’istituto bancario costituirà – unitamente ai profili di responsabilità già visti e ascrivibili al pubblico ufficiale – causa del fatto ingiusto della pubblicazione del nome del correntista sul bollettino dei protesti, non essendo sufficiente a tutelarlo dal discredito sociale ed economico la collocazione in apposita categoria, con conseguente responsabilità, anche contrattuale, di tutti i danni che ne derivano.

(Giangiacomo Ciceri – g.ciceri@lascalaw.com)

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