Fideiussore legale rappresentante della Società garantita

Proposta di conciliazione e mediazione

Meritevole di segnalazione l’ordinanza del Tribunale di Torino del 7/11/2016, resa in una causa di opposizione a decreto ingiuntivo, con cui è stato fatto proprio l’orientamento, secondo il quale – qualora in corso di causa venga proposta una conciliazione ai sensi dell’art.185 bis cpc e le parti non accettano – il Giudice può disporre la mediazione d’ufficio, in tal caso intendendosi superata la condizione di procedibilità solo se nel primo incontro le parti svolgano effettivamente il tentativo di mediazione.

Nel caso in esame l’opposizione a decreto ha ad oggetto, tra l’altro, l’eccezione di tardività della notifica del titolo che, accolta dal giudice, condurrebbe alla declaratoria di inefficacia del titolo ai sensi dell’art. 644 c.p.c., con necessaria conseguente revoca dello stesso.

Ciò non di meno, atteso che l’inefficacia del decreto ingiuntivo opposto per tardività della sua notificazione non impedisce, nel caso di opposizione da parte dell’ingiunto, di costituzione dell’opposto creditore e di riproposizione della domanda da parte di quest’ultimo, la decisione da parte del giudice in merito all’esistenza del diritto, il Tribunale ha proceduto alla valutazione della fondatezza della pretesa creditoria.

In tale contesto, tuttavia, è emersa ad avviso del giudicante l’opportunità di una definizione consensuale della controversia, tanto da formulare, in sede di prima udienza, una proposta di conciliazione ex art. 185 cpc e contestualmente, per il caso di suo rigetto, invitare le parti ad esperire la procedura di mediazione, dimostrando di voler fare uso del rimedio offerto dall’art. 5, comma 2, D. Lgs 28/2010 che trasforma lo svolgimento della mediazione in vera e propria condizione di procedibilità.

Ricorda, infatti, il giudice che, Fermo quanto previsto dal comma 1-bis e salvo quanto disposto dai commi 3 e  4, il giudice, anche in sede di giudizio di appello, valutata la natura della causa, lo stato dell’istruzione e il comportamento delle parti, può disporre l’esperimento del procedimento di mediazione; in tal caso, l’esperimento del procedimento di mediazione è condizione di procedibilità della domanda giudiziale anche in sede di appello…(cfr. art. 5), posizione già assunta da altri tribunali, specie in situazioni di notevole durata del processo e di immotivato rifiuto delle parti alla proposta di definizione avanzata d’ufficio. (cfr. Tribunale Milano 21 marzo 2014).

Tutto ciò, a condizione che nel primo incontro i soggetti processuali coltivino “effettivamente”, come ricordato in esordio, il tentativo di mediazione (cfr. in tal senso: Tribunale Palermo, sez. I, 16 luglio 2014, in GiustiziaCivile.com 2015).

Giorgio Zurru – g.zurru@lascalaw.com

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