Pronto, risponde lei per il danno?

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Una recente pronuncia della Corte d’Appello di Catania riforma la decisione di prime cure resa dal Tribunale di Catania (sentenza n. 4453/2015), censurata sotto molteplici aspetti da parte di un intermediario finanziario, riconoscendo l’erroneità della stessa nei motivi di impugnazione proposti.

In primo grado il Giudice adito dichiarava l’inadempimento di due società convenute (facenti parte del medesimo gruppo e ricoprenti diverso ruolo nella vicenda, in seguito divenute un unico soggetto) per violazione dei doveri informativi verso il cliente, anche in relazione ai titoli negoziati da altro intermediario non convenuto in giudizio, condannandole in solido al risarcimento del danno subito.

Le società proponevano entrambe impugnazione denunciando il mancato accoglimento della eccezione di carenza di legittimazione passiva in merito agli investimenti eseguiti presso altro intermediario, nonché l’errata applicazione dell’art. 29 del Regolamento Consob n. 11522 del 1998 non più in vigore all’epoca dell’esecuzione delle operazioni in contestazione, trattandosi di normativa abrogata a partire dal 2 novembre 2007 a fronte di ordini di acquisto eseguiti nel 2011 e, infine, contestando la correttezza del proprio operato, così come documentato e confermato nel corso della prova testimoniale acquisita nel giudizio di prime cure (mediante la deposizione del promotore finanziario che curò gli investimenti di causa, considerato inattendibile dal Giudice).

Il Collegio d’Appello riconosce, dapprima, e rimedia all’erroneità della statuizione di primo grado assumendo che “la violazione degli obblighi informativi e la responsabilità che da tale violazione consegue, non può che riguardare specificatamente il singolo intermediario che avendo eseguito l’acquisto per conto del cliente era tenuto a fornire quegli obblighi informativi che lo stesso tribunale assume essere stati violati non potendosi fondare una responsabilità dei soggetti convenuti per acquisti diversi ed ulteriori da quelli eseguiti dai predetti intermediari convenuti in lite”.

Esaminando la seconda censura, poi, la Corte conferma che “la disciplina regolamentare di riferimento ratione temporis è costituita dal successivo Regolamento Consob del 29.10.2007 n.16190 posto che il regolamento del 1998 è stato abrogato in data antecedente agli acquisti dei “Certificates” per cui è causa”, così passando in rassegna la valutazione del corretto operato delle appellanti rispetto agli artt. 40 e 42 del Regolamento Consob in vigore al momento degli investimenti.

A tal riguardo, valutata l’attendibilità della deposizione testimoniale (di per sé non sussistente per la posizione di dipendente di una delle società convenute), nonché valutato il contesto documentale da cui risultano le segnalazioni per iscritto di non appropriatezza e non adeguatezza degli investimenti disponendi (“Nella specie per entrambi gli acquisti per cui è causa l’investitore è stato avvisato, a mezzo di un modulo standard, che l’acquisto dei derivati non fosse né adeguato né appropriato in relazione alle informazioni fornite con il modello sui rischi in precedenza sottoscritto con il contratto quadro e regolarmente prodotto in atti a differenza di quanto sul punto indicato dal tribunale”), il Collegio conferma il corretto operato delle società e riforma sul punto la sentenza di prime cure.

Di rilievo, peraltro, è il mancato accoglimento della censura dell’investitore con riguardo alla pretesa sussistenza di una “erroneità del prospetto informativo” degli strumenti finanziari negoziati, non provata nel corso dell’istruttoria esperita, essendosi peraltro accertato che il documento prodotto dall’attore (quale prospetto informativo) in primo grado non venne, in realtà, consegnato allo stesso al momento del conferimento dell’ordine di sottoscrizione degli strumenti finanziari.

Corte d’Appello di Catania, Sez. I, 9 settembre 2019, n. 1941

Paolo Francesco Bruno – p.bruno@lascalaw.com

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