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Promemoria per il correntista: in pendenza di rapporto è inammissibile la domanda  

Il Tribunale di Roma, in accoglimento dell’eccezione preliminare sollevata tempestivamente dalla Banca, ha dichiarato l’inammissibilità della domanda “per la pendenza del conto”.

Nel caso in esame, la società correntista lamentava l’illecita applicazione, da parte della Banca convenuta, di tassi usurari, di interessi anatocistici, nonché della commissione di massimo scoperto, al fine di ottenere la ripetizione delle predette somme ex art. 2033 c.c..

Il Tribunale riteneva condivisibile il consolidato orientamento della giurisprudenza di legittimità e di merito secondo il quale “l’annotazione in conto di una posta di interessi illegittimamente addebitati dalla banca al correntista comporta un incremento del debito dello stesso correntista o una riduzione del credito di cui egli ancora dispone, ma in nessun modo si risolve in un pagamento, nel senso che non si risolve in alcuna attività solutoria in favore della banca”.

Per l’effetto, il correntista potrà agire per far dichiarare la nullità del titolo su cui quell’addebito si basa “allo scopo eventualmente di recuperare una maggiore disponibilità di credito, nei limiti del fido accordatogli”, ma non potrà agire per la ripetizione di un pagamento che, in quanto tale, da parte sua non ha ancora avuto luogo, atteso che di pagamento potrà parlarsi soltanto che, conclusosi il rapporto di conto corrente, la banca abbia esatto dal correntista la restituzione del saldo finale, nel computo del quale risultino compresi interessi non dovuti e, perciò, da restituire se corrisposti dal cliente all’atto della chiusura del conto (cfr. Cass. Civ. 24418/10).

Il Tribunale prosegue dichiarando che è opportuno ricordare che, nei giudizi promossi dal cliente correntista o mutuatario, per far valere la nullità di clausole contrattuali o l’illegittimità degli addebiti in conto corrente, in vista della ripetizione delle somme illegittimamente addebitate dalla banca, grava senz’altro sulla parte attrice l’onere di allegare in maniera specifica i fatti posti a fondamento della domanda e l’onere di fornire la relativa prova.

Secondo, infatti, la Cassazione “chi allega di avere effettuato un pagamento dovuto solo in parte e proponga nei confronti dell’acccipiens l’azione di ripetizione di indebito oggettivo per la somma pagata in eccedenza, ha l’onere di provare l’inesistenza di una causa giustificativa del pagamento per la parte che si assume non dovuta” (Cass. Sez. III, sent. n. 7501 del 16 maggio 2012; in senso conforme Cass. Sez I, n. 9201 del 7 maggio 2015; in senso conforme Cass. n. 30822/2018).

Tribunale di Roma, 18 marzo 2019, n. 5823

Carolina Baietta – c.baietta@lascalaw.com

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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