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I professionisti commentano lo schema di decreto antiriciclaggio

In data 14 maggio 2019, il Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili (“CNDCEC”) e il Consiglio Nazionale Forense (“CNF”) hanno pubblicato un documento contenente le osservazioni congiunte allo schema di decreto legislativo attuativo della Direttiva (UE) 2018/843 (“V Direttiva Antiriciclaggio”), al fine di “partecipare congiuntamente alla consultazione pubblica proposta dal Dipartimento del tesoro del Ministero dell’economia e delle finanze in relazione allo schema di decreto legislativo attuativo” della citata Direttiva.

Innanzitutto, gli il CNDCEC e il CNF propongono – per i futuri schemi di decreti legislativi – “una diversa procedura per le consultazioni degli organismi di autoregolamentazione. Infatti, è sicuramente più rispondente alle buone pratiche in materia di redazione e condivisione dei testi legislativi con gli stakeholders riconoscere uno specifico valore aggiunto alle osservazioni e alla posizione dei destinatari della normativa, soprattutto laddove essi ricoprano un ruolo di interesse pubblico. Un’interlocuzione diretta con il CNF e il CNDCEC, prima della redazione della bozza dello schema, avrebbe rappresentato a livello istituzionale un riconoscimento più corrispondente al reale compito istituzionale assegnato a detti organismi e, a livello redazionale, un effettivo e diretto valore aggiunto al testo dello schema del decreto”.

Ciò premesso, il documento propone una serie di modifiche allo schema di decreto legislativo di attuazione della V Direttiva Antiriciclaggio.

Tra le altre, è opportuno segnalare la richiesta di abrogazione della lettera a), del comma 4-bis, dell’art. 11 D.Lgs. 231/2007. In particolare, tale disposizione prevede l’obbligo, per gli Organismi di autoregolamentazione, di pubblicare, entro il 30 marzo di ogni anno, una relazione annuale contenente, tra l’altro, il numero dei decreti sanzionatori e delle altre misure sanzionatorie adottati delle competenti Autorità nei confronti dei propri iscritti. A tal riguardo, viene osservato che “il dato relativo al numero dei decreti sanzionatori e delle altre misure sanzionatorie adottati dalle autorità competenti nei confronti degli iscritti nell’albo dei dottori commercialisti e degli esperti contabili non è conosciuto né conoscibile dagli organismi di autoregolamentazione, attese le prerogative ad essi assegnate dal D.Lgs. giugno 2005, n. 139 (Ordinamento della professione di dottore commercialista e di esperto contabile) nonché dalla legge 31 dicembre 2012 n. 247 (Nuova disciplina dell’ordinamento della professione forense)”.

Lo schema di decreto legislativo di attuazione della V Direttiva Antiriciclaggio ha modificato l’art. 20, comma 4, D.Lgs. 231/2007 aggiungendo, dopo le parole “le persone fisiche titolari di poteri di”, le seguenti: “rappresentanza legale”; dopo le parole “direzione della società”, le seguenti: o del cliente comunque diverso dalla persona fisica”.

A tal riguardo, il CNDCEC e il CNF osservano che tale formulazione presenta dei caratteri equivoci che meritano di essere chiariti nel contesto del recepimento della V Direttiva Antiriciclaggio: la disposizione in esame è foriera di dubbi interpretativi in capo ai soggetti obbligati, soprattutto professionisti. In particolare, non è chiaro se le persone fisiche ivi menzionate, titolari dei poteri di legale rappresentanza o di amministrazione o di direzione, debbano riferirsi alla società cliente oppure alla società di ultima istanza.

A parere del CNF e del CNDCEC sarebbe opportuno, quindi, un ulteriore espresso chiarimento legislativo volto a precisare che il richiamo in questione deve intendersi riferito alla società di ultima istanza quale centro decisionale accentrato delle scelte nel contesto del gruppo di società cui la controllata italiana appartiene.

Viene, pertanto, richiesto di integrare tale disposizione e inserire nel testo dell’articolo il chiarimento sopra indicato.

Gli Ordini professionali commentano anche l’art. 21, comma 5, lettera e-bis), D.Lgs. 231/2007 che disciplina le incongruenze tra le informazioni sulla titolarità effettiva ricevute dal soggetto obbligato e quelle presenti nel c.d. “Registro dei titolari effettivi”. Al riguardo, si ritiene debba essere chiarito che in caso di incongruenza tra i dati comunicati dal soggetto obbligato e quelli detenuti nel Registro dei titolari effettivi:

  • compete esclusivamente al Registro dei titolari effettivi l’ulteriore verifica sulla titolarità effettiva attraverso richiesta di informazioni direttamente ai diversi soggetti individuati rispettivamente dai dati detenuti presso il registro stesso e da quelli comunicati dal soggetto obbligato;
  • – all’esito della citata verifica, il dato sulla titolarità effettiva deve essere comunicato al soggetto obbligato che ha segnalato l’incongruenza, al fine di consentire a quest’ultimo di effettuare tutte le valutazioni del rischio connesso al cliente laddove il dato da questi acquisito sulla titolarità effettiva non fosse risultato veritiero.
  • Claudio Saba – c.saba@lascalaw.com

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