Omessa dichiarazione: per la punibilità del prestanome è necessario che questi persegua il dolo specifico

Il professionista che supporta la distrazione concorre nel reato di bancarotta

E’ configurabile il concorso nel reato di bancarotta fraudolenta da parte del professionista estraneo al fallimento qualora la condotta realizzata in concorso con l’amministratore della società fallita sia stata idonea a creare un pregiudizio nei confronti dei creditori.

Nel caso in esame il legale di una società fallita è stato ritenuto responsabile, in entrambi i gradi di giudizio di merito, del reato di bancarotta patrimoniale per avere concorso con gli amministratori della stessa alla distrazione dell’azienda, realizzata attraverso la stipulazione di un contratto estimatorio.

L’imputato ha proposto ricorso per Cassazione, lamentando, in particolare, che i giudici di merito avessero erroneamente ravvisato i presupposti applicativi del concorso dell’extraneus nel reato contestato agli amministratori.

Lo stesso ha poi sostenuto, a propria difesa, che i contratti realizzati per conto della società non fossero funzionali ai contestati propositi distrattivi, ma che fossero stati stipulati, invece, per salvaguardare la continuità aziendale.

La Suprema Corte ha evidenziato che la giurisprudenza di legittimità ha avuto modo di precisare che “concorre, in qualità di extraneus nel reato di bancarotta fraudolenta patrimoniale, il consulente contabile che, consapevole dei propositi distrattivi dell’amministratore di diritto della società dichiarata fallita, fornisca consigli o suggerimenti sui mezzi giuridici idonei a sottrarre i beni ai creditori e lo assista nella conclusione dei relativi negozi”.

Secondo la tesi dell’accusa, l’avvocato imputato, consapevole degli intenti illeciti degli amministratori, avrebbe predisposto i contratti finalizzati a sottrarre il valore reale del magazzino ai creditori.

Proprio tale supporto prestato ai fini illeciti degli amministratori avrebbe rafforzato e favorito sostanzialmente il proposito criminoso degli stessi.

In conclusione, i Giudici di legittimità hanno rigettato il ricorso sulla base della circostanza per cui l’imputato (prestando consulenza sia alla società poi dichiarata fallita sia alla società che ha acquistato il magazzino) aveva assistito gli amministratori nella predisposizione degli strumenti giuridici idonei a determinare la sottrazione del valore reale del magazzini ai creditori.

Cass., Sez. V, 1° marzo 2016, n. 8349

Fabrizio Manganiellof.manganiello@lascalaw.com

Davide Manzod.manzo@lascalaw.com

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