Contenzioso finanziario

Prodotti assicurativi “fantasma” e responsabilità della compagnia assicuratrice

Cass., Sez. III, 24 settembre 2015, n. 18860 (leggi la sentenza

La Corte Regolatrice si è di recente pronunciata in materia di responsabilità della compagnia assicuratrice, nel caso di vendita di prodotti finanziari inesistenti da parte di un agente assicurativo, allo scopo di impossessarsi illecitamente delle somme da essi destinate all’investimento.

Con sentenza n. 18860/2015 la Corte di Legittimità ha cassato l’impugnata pronuncia della Corte d’Appello di Brescia, in essa riscontrando violazione di legge con riferimento all’interpretazione dell’art. 2697 cod. civ., in applicazione all’ipotesi di cui all’art. 2049 cod. civ, norma avente la funzione di “tutelare chi abbia rapporti con un soggetto che, in virtù del suo inserimento in una struttura, in questo caso una compagnia di assicurazioni, crea per ciò stesso un particolare affidamento nel cliente una volta che gli propone l’acquisto di prodotti del gruppo, affiancando alla responsabilità diretta dell’operatore disonesto quella della società che lo ha utilizzato mettendolo in condizione di provocare il danno al risparmiatore”.

Infatti, la Corte territoriale aveva introdotto una differenziazione del canone di diligenza in capo all’investitore danneggiato, “più blando” quanto ai rapporti con il promotore stesso (in relazione al quale precisa che il contraente non deve andare a verificare il contenuto dei poteri) e “più stringente” ai fini di ritenere configurabile la responsabilità della società (assumendo che era onere del cliente verificare che il prodotto offerto in vendita sia effettivamente riconducibile a quella società per conto della quale il soggetto con cui trattano dice di operare).

In concreto, secondo il Collegio adito, “ove si seguisse il percorso decisionale della corte d’appello, il risparmiatore, che pur abbia provato di aver subito un danno dal comportamento illecito dell’agente che si è appropriato del denaro consegnatogli non potrebbe giovarsi automaticamente, anche allorché sia stata accertata l’esistenza del nesso di occasionalità necessaria, della responsabilità aggiuntiva della compagnia di assicurazioni rispetto a quella del suo agente, ed in luogo di essere maggiormente tutelato risulterebbe sfavorito, in quanto soggetto ad un difficile e più gravoso onere probatorio, essendo onerato a compiere una attività di ricostruzione (effettiva riconducibilità del prodotto finanziario venduto dal promotore alla società della quale questi è promotore) idonea a svuotare la garanzia di ogni contenuto”.

La Corte di Cassazione è, così, giunta, sulla scorta delle predette valutazioni, alla cristallizzazione del seguente principio di diritto per cui “nel giudizio introdotto dal risparmia/ore per fare accertare la sussistenza della responsabilità oggettiva, ex art. 2049 c. c, della compagnia di assicurazioni per il fatto illecito del suo agente che abbia venduto al cliente un prodotto assicurativo “‘fantasma” impossessandosi del denaro da questo versato per l’acquisto, il giudice di merito, accertata la responsabilità dell’agente, deve limitarsi a verificare che sussista un nesso di occasionalità necessaria fra l’attività dell’agente e l’illecito, nel senso che il comportamento illecito sia stato agevolato o reso possibile dalle incombenze affidate all’agente, non essendo per contro a carico del danneggiato la prova del dolo o della colpa della società proponente, né tanto meno la prova di aver verificato facendo uso della ordinaria diligenza , la reale esistenza, e la riconducibilità alla società convenuta de/prodotto venduto”.

7 ottobre 2015

Elisa Varisco – e.varisco@lascalaw.com

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