Notifica all’avvocato…se mi cancelli non vale

Processo incardinato, nessuno sconto sulle spese legali

Il valore della controversia si determina in base a quanto richiesto nell’atto introduttivo del giudizio, anche quando il debitore convenuto adempie nelle more del procedimento. Tale principio generale, già affermato dalle Sezioni Unite nel 2007, viene ribadito dalla recente sentenza della Cassazione n. 22462/2019 anche per il caso di riassunzione del giudizio a seguito della mancata comparizione delle parti.

I Supremi Giudici hanno così concluso che il valore del giudizio si determina in base al predetto criterio (cd. criterio del disputatum), persino quando il creditore abbia nell’istanza di riassunzione limitato la sua pretesa al residuo di quanto dovuto dal debitore convenuto dopo il pagamento parziale posto in essere in pendenza di causa; le spese devono, quindi, essere liquidate dal Giudice tenendo conto di quanto indicato nell’atto introduttivo e non di quanto richiesto nell’istanza di riassunzione, sempre se la pretesa creditorea sia ritenuta meritevole di accoglimento in toto.

La Cassazione evidenzia, infatti, come il criterio del disputatum venga meno soltanto in caso di riduzione della somma attribuita che derivi da un riconoscimento soltanto parziale della fondatezza della domanda attorea. Esclusivamente in questa ipotesi il Giudice dovrà determinare il valore della controversia in base “al contenuto effettivo della sua decisione” (cd. criterio del decisum).

Nulla cambia, quindi, se il pagamento è stato eseguito tra la notifica della citazione e la riassunzione del giudizio a seguito della mancata costituzione delle parti, dal momento che in tale ipotesi il giudizio rimane pendente, sia pur in uno stato di quiescenza, estinguendosi soltanto se non riassunto nel termine di tre mesi o se, una volta riassunto, nessuna parte si sia costituita.

In forza di tale principio è stata cassata la sentenza n. 1899/2017 della Corte d’Appello di Roma che aveva sostenuto il legame fra condanna alle spese ed atto di riassunzione del giudizio, sulla scorta di una pretesa avvenuta cancellazione della causa del ruolo, in realtà non sussistente nel caso di mancata comparizione delle parti nei rispettivi termini.

Possiamo quindi concludere che, per tutti i casi di riconoscimento pieno della fondatezza della domanda attorea, ci si potrà aspettare che il valore della controversia e la conseguente condanna alle spese siano correlate alla richiesta attorea originaria, al di là dell’effettuazione di qualsiasi pagamento parziale da parte del debitore convenuto.

A buon conto, ciò potrebbe, in definitiva, portare sia ad un maggior adempimento spontaneo delle richieste creditorie, al fine di evitare alte condanne alle spese processuali, sia a debitori maggiormente restii all’effettuazione di versamenti in pendenza di causa.

Cass., Sez. II Civ., 9 settembre 2019, n. 22462

Simone D’Andrea – s.dandrea@lascalaw.com

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