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Termine lungo per ricorrere in Cassazione: occorrono le prove!

Con la recentissima ordinanza in commento, la Corte di Cassazione ha affermato che: “chi esercita il diritto di ricorrere per cassazione a norma dell’art. 348 ter, terzo comma c.p.c., per dimostrare la sua tempestività, qualora proponga il ricorso oltre i sessanti giorni dalla pubblicazione dell’ordinanza, potendo detta comunicazione avvenire fino allo stesso giorno della pubblicazione, è tenuto ad allegare, se la comunicazione sia mancata al momento in cui notifica il ricorso, che essa non è avvenuta e, gradatamente, che non è avvenuta la notificazione e che, pertanto, propone il ricorso fruendo del cosidetto termine lungo”.

L’analisi della pronuncia in esame non può prescindere dall’evidenziare che ai sensi dell’art. 348-ter, terzo comma, c.c., nel ricorso per cassazione avverso la sentenza di primo grado, il termine perentorio breve di sessanta giorni decorre ordinariamente dalla comunicazione dell’ordinanza di dichiarazione di inammissibilità dell’appello (emessa ai sensi dell’art. 348-bis cod. proc. civ.), con la conseguenza che la data di quest’ultima è, non solo presupposto dell’impugnazione, ma anche requisito essenziale (di contenuto-forma) del ricorso introduttivo, sicché il ricorrente ha l’onere di dedurre in ricorso gli elementi necessari per configurarne la tempestività (data di comunicazione dell’ordinanza di secondo grado) a pena di inammissibilità. Fermo restando l’obbligo di produzione della prova dell’avvenuta comunicazione, unitamente al ricorso, ai sensi del secondo comma dell’art. 369 c.p.c., o comunque entro il termine per il suo deposito, secondo le modalità previste dall’art. 372 secondo comma c.p.c., a pena di improcedibilità.

In tal senso si esprimeva, infatti, la Giurisprudenza della Corte di Cassazione con la pronuncia n. 20236 del 2015.

Tale orientamento, viene dunque confermato dalla Corte, la quale tuttavia precisa che chi esercita il diritto di ricorrere in cassazione, se è avvenuta la comunicazione dell’ordinanza deve rispettare il termine di sessanta giorni da essa, posto che l’art. 348 –ter, terzo comma, secondo inciso, quando allude al termine per proporre ricorso per cassazione, allude a quello di cui al secondo comma dell’art. 325 c.p.c. (sessanta giorni). Solo per il caso che la controparte abbia notificato la sentenza prima della comunicazione, il termine de quo decorre dalla notificazione. Lo stesso decorso si verifica se la cancelleria ometta del tutto la comunicazione. In fine, solo qualora risulti omessa la comunicazione e manchi anche la notificazione, opera il termine lungo di cui all’art. 327 c.p.c.

Nella fattispecie che ci occupa, la ricorrente allegava, infatti, solo che l’ordinanza non sarebbe stata “mai notificata”, ma non allegava che non fosse stata comunicata e provvedeva a notificare il ricorso ben oltre i sessanta giorni dalla pubblicazione dell’ordinanza. In tale situazione, non essendo stata allegata la mancata comunicazione, l’impugnazione appariva tardiva e pertanto il ricorso veniva dichiarato inammissibile.

Cass., sez. VI, 14 giugno 2016, n. 12169 (leggi l’ordinanza)

Silvia Polis.poli@lascalaw.com

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