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Notifica a mezzo PEC? Non è necessaria la firma digitale sulla relata

La Corte di Cassazione ha chiarito come la mancanza nella relata di notifica della firma digitale non comporti l’inesistenza dell’atto, a condizione che la stessa sia comunque rinvenibile attraverso altri elementi.

L’appellante rilevava che nonostante la diversa notazione riportata sulla copia analogica per stampa, prodotta dalla difesa della controparte, non veniva apposta la firma digitale dell’avvocato notificante, nel documento digitale, di fianco alla relata della notifica a mezzo PEC. Contestando, in buona sostanza, la statuizione della Corte territoriale che aveva ritenuto che la mancanza della firma digitale del difensore, nella relata di notificazione, non rilevasse ai fini della validità di essa. Assumendo che tale orientamento si poneva in contrasto con quanto predicato dall’art. 125 c.p.c., secondo il quale, tutti gli atti di parte dovevano essere sottoscritti dal difensore. Pertanto, in via preliminare, il Collegio della Corte di Cassazione, ha rilevato la violazione dell’art. 366 c.p.c., n. 6, inquanto la parte ricorrente non ha “localizzato”, nel presente giudizio di legittimità e con riferimento specifico agli atti prodotti, la relata di notificazione della sentenza di primo grado di cui si discute (sulla specifica questione, Cass. Sez. Un. 22726/2011).

Sbadatamente, però, lo stesso appellante, pur rilevando l’assenza della firma digitale del difensore notificante, ha affermato che la copia stampata della relata di notifica riportava “la diversa annotazione” senza alcuna specificazione in ordine alle caratteristiche di essa. Peraltro la Corte, ha avuto modo di chiarire che in tema di notificazione a mezzo posta elettronica certificata (PEC), “la mancanza, nella relata, della firma digitale dell’avvocato notificante non è causa d’inesistenza dell’atto, potendo la stessa essere riscontrata attraverso altri elementi di individuazione dell’esecutore della notifica, come la riconducibilità della persona del difensore menzionato nella relata alla persona munita di procura speciale per la proposizione del ricorso, essendosi comunque raggiunti la conoscenza dell’atto e, dunque, lo scopo legale della notifica” (cfr. Cass. 6518/2017).

Nella fattispecie, quindi, la mancata firma digitale nella relata non lascia dubbio alcuno sulla titolarità del notificante, accostando il proprio nominativo in cima all’atto, al fianco della persona munita ritualmente della procura speciale.

Inoltre, i giudici di legittimità, hanno affermato che “l’irritualità della notificazione di un atto a mezzo PEC, non ne comporta la nullità se la consegna telematica ha comunque prodotto il risultato della sua conoscenza e determinato così il raggiungimento dello scopo legale” (cfr. Cass.Sez. U 7665/2016 ed, in termini, Cass. 3805/2018).

Alla luce di quanto sopra, appare scontato il rigetto del ricorso, infatti, la Corte, ha provveduto in tal senso condannando il ricorrente al pagamento delle spese di giudizio.

Cass., Ord., 3 febbraio 2021

Filippo Bonici – f.bonici@lascalaw.com

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