La mediazione è obbligatoria anche per il fideiussore?

La mediazione non è obbligatoria per l’azione revocatoria

L’azione revocatoria non richiede il preventivo esperimento della mediazione, quale condizione di procedibilità.

La Suprema Corte è così intervenuta a fare chiarezza in una questione che negli ultimi anni ha visto i giudici di merito assumere decisioni contrastanti.

Nel caso di specie, la causa era stata promossa in primo grado da alcuni creditori che chiedevano, ai sensi dell’art. 2901 c.c., che venisse dichiarata l’inefficacia nei loro confronti del trasferimento con cui il loro debitore aveva ceduto alla moglie la quota di comproprietà di un immobile, nell’ambito del verbale di separazione consensuale.

Il giudizio si concludeva favorevolmente per gli attori, sia in primo, sia in secondo grado e, pertanto, i due coniugi ricorrevano in Cassazione, eccependo – tra gli altri motivi – la violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 28 del 2010, art. 5, comma 1 bis, per non essere stato preceduto l’esercizio dell’azione giudiziaria dal tentativo obbligatorio di conciliazione.

I giudici di legittimità, tuttavia, hanno ritenuto infondata tale doglianza.

Se è vero che la normativa invocata impone il tentativo di conciliazione, fra le altre, per le controversie in materia di diritti reali, è altrettanto vero che nella fattispecie esaminata si verte in tutt’altra materia. La causa, invero, non ha ad oggetto la qualificazione e l’attribuzione di diritti reali, bensì attiene alla conservazione della garanzia patrimoniale del debitore.

Come noto, infatti, l’azione revocatoria si limita a rendere inefficace nei confronti dei soli creditori l’atto dispositivo compiuto dal debitore.

Da tali presupposti la Cassazione ha tratto, dunque, il seguente principio di diritto: “l’azione revocatoria, non vertendo sulla qualificazione e attribuzione di diritti reali, avendo solo l’effetto di rendere insensibile, nei confronti dei creditori, l’atto dispositivo a contenuto patrimoniale del debitore, senza incidere sulla validità “inter partes” dell’atto stesso, non rientra fra le controversie assoggettate, a norma del D.Lgs. 4 marzo 2010, n. 28, art. 5, comma 1 bis, al tentativo obbligatorio di conciliazione“.

Cass., Sez. II, 23 settembre 2021, n. 25855

Simona Daminelli – s.daminelli@lascalaw.com

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