Regolamento di giurisdizione e Pubblica Amministrazione

La diligenza del notificante (fa) salva la notifica

L’irreperibilità attestata erroneamente dall’agente notificatore è un evento patologico che, se seguito dall’immediata ripetizione della notifica per efficienza del soggetto notificante, giustifica l’applicazione della clausola di salvaguardia, rendendo tempestiva la notificazione benché eseguita oltre il termine dimidiato.

In tema di notificazione la Suprema Corte evidenzia che il giudizio sull’operato del notificante a seguito del mancato perfezionamento della notifica per causa non imputabile allo stesso, deve considerare la diligenza da lui impiegata ai fini della immediata ripetizione del processo notificatorio.

Tale giudizio non può essere discrezionale ma ancorato ad un criterio di data certa: più precisamente, la Cassazione ha stabilito che la riattivazione deve avvenire tanto repentinamente da evitare il superamento del limite dimidiato, ossia aumentato della metà, dei termini indicati nell’art. 325 c.p.c. in materia di impugnazioni.

Tale orientamento costituisce un’evoluzione con maggiori garanzie di certezza rispetto al precedente seguito dalla Corte, in base al quale, in caso di esito negativo della notifica per cause non imputabili al notificante, questi può proseguire con l’attività notificatoria senza una preventiva istanza al Giudice, purché la ripresa avvenga “entro un termine ragionevolmente contenuto”.

La nuova posizione assunta dalla Corte, invece, consente meno discrezionalità e comunque la conservazione ex tunc degli effetti dell’originaria notifica non andata a buon fine, nonché, in aggiunta, di valorizzare circostanze eccezionali al fine di derogare al rispetto del termine dimidiato.

L’applicazione di tale “clausola di salvaguardia” è tesa al rispetto della giurisprudenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo in base alla quale è necessario mettere in evidenza il rapporto di proporzionalità che deve sussistere tra mezzi impiegati e scopo perseguito, nonché garantire il rispetto dei diritti costituzionali di difesa, impedendo che vengano posti oneri impossibili alle parti.

Nel caso di specie, a seguito di una prima notifica negativa, la parte notificante si era attivata immediatamente ed aveva eseguito nuove ricerche che avevano confermato che il domicilio del destinatario si trovava nel medesimo luogo della prima notificazione negativa, rinnovandola, pertanto, con successo.

È evidente, dunque, che in tal caso l’attestazione compiuta dall’agente notificatore aveva comportato la creazione di un evento patologico, idoneo a rivestire quel carattere di eccezionalità tipico delle suddette “circostanze eccezionali”.

La Suprema Corte ha quindi ritenuto tempestiva la notificazione effettuata sebbene la stessa si fosse effettivamente perfezionata ben 55 (cinquantacinque) giorni dopo quella originaria non andata a buon fine.

Cass., Ord., 8 luglio 2021, n. 25037

Melissa Rapelli – m.rapelli@lascalaw.com

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