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Istanze istruttorie non reiterate, istanze istruttorie abbandonate?

La mancata reiterazione delle istanze istruttorie in sede di precisazione delle conclusioni preclude la possibilità alla parte di riproporle in sede d’impugnazione, qualora dalla valutazione complessiva della condotta processuale e degli scritti difensivi il Giudice non evinca una volontà inequivoca di insistere sulle istanze pretermesse.

Il principio di diritto sancito dalla Corte di legittimità con la sentenza n. 33103 del 10 novembre 2021 trae origine da una vicenda processuale in cui la Corte d’Appello, nel confermare la sentenza resa dal giudice di prime cure, aveva argomentato che il mero richiamo generico agli scritti difensivi e la mancata riproposizione in sede di precisazione delle conclusioni delle specifiche istanze istruttorie, dedotte e non ammesse dal Tribunale, era qualificabile come abbandono delle stesse con la necessaria conseguente inammissibilità della loro ripresentazione nella fase di gravame.

La Corte di Cassazione, in verità, è intervenuta mitigando la decisione assunta dalla Corte d’Appello alla luce dei principi sanciti dalla Costituzione agli artt. 24 e 111 in tema di effettiva tutela del diritto alla difesa. Infatti, coordinando i predetti principi della Carta costituzionale con le pronunce giurisprudenziali che si sono susseguite nel tempo, tra le quali a titolo esemplificativo si citano le seguenti:

quando la causa viene trattenuta in decisione senza che il giudice istruttore si sia pronunciato espressamente sulle istanze istruttorie avanzate dalle parti, il solo fatto che la parte non abbia, nel precisare le conclusioni, reiterato le dette istanze istruttorie, non consente al decidente di ritenerle abbandonate, ove la volontà in tal senso non risulti in modo inequivoco (Ordinanza n. 4487 del 19/02/2021);

affinché una domanda possa ritenersi abbandonata della parte, non è sufficiente che essa non venga riproposta nella precisazione delle conclusioni, costituendo tale omissione una mera presunzione di abbandono, in quanto invece è necessario accertare se, dalla valutazione complessiva della condotta processuale della parte o dalla stretta connessione della domanda non riproposta con quelle esplicitamente reiterate, emerga una volontà inequivoca di insistere sulla domanda pretermessa (Sez. 3, Sentenza n. 1603 del 03/02/2012);

nell’ipotesi in cui il procuratore della parte non si presenti all’udienza di precisazione delle conclusioni o, presentandosi, non precisi le conclusioni o le precisi in modo generico, vale la presunzione che la parte abbia voluto tenere ferme le conclusioni precedentemente formulate (Ordinanza n. 22360 del 30/09/2013);

la Corte di legittimità è giunta alla conclusione che la presunzione di abbandono delle istanze istruttorie in sede di precisazione delle conclusioni non può prescindere da una doverosa indagine volta ad accertare se, effettivamente, dalla valutazione complessiva della condotta processuale della parte o dalla connessione della richiesta non riproposta con le conclusioni rassegnate e con la linea difensiva adottata nel processo, emerga una volontà inequivoca di insistere sulla richiesta pretermessa.

In conclusione, nella fattispecie concreta qui in esame, la Corte di legittimità ha ritenuto che la presunzione di abbandono delle istanze istruttorie determinate dal contegno del dominus che in sede di precisazione delle conclusioni si era limitato a riportarsi ai propri scritti difensivi, omettendo però di reiterare espressamente la richiesta di ammissione di prova, si intende superata dalla circostanza che quest’ultima era già stata formulata nella comparsa di costituzione e nella memoria ex art. 184 c.p.c., nonché dalla valutazione complessiva della linea difensiva adottata dalla parte nell’intera vicenda processuale.

Cass., Sez. II, 10 novembre 2021, n. 33103

Mariangela Sampogna – m.sampogna@lascalaw.com

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