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Decorrenza del termine per la riassunzione del processo esecutivo

Il termine per la riassunzione del processo esecutivo sospeso a seguito della proposizione di una opposizione all’esecuzione decorre sempre, al più tardi, dal passaggio in giudicato della sentenza di rigetto dell’opposizione, anche nel caso in cui tale giudicato si determini in virtù di una decisione nel merito da parte della cassazione.

Questo è il principio affermato dalla Corte Cassazione.

La vicenda trae origine dall’azione esecutiva immobiliare promossa da una banca nei confronti dei suoi debitori.

Gli stessi proponevano opposizione all’esecuzione, accolta nel primo grado e successivamente rigettata a seguito del ricorso per cassazione della banca.

La creditrice successivamente depositava istanza di riassunzione del processo esecutivo e i debitori eccepivano l’avvenuta estinzione del processo esecutivo per la tardività della sua riassunzione proponevano opposizione agli atti esecutivi.

Tuttavia, quest’ultima opposizione è stata rigettata e i debitori proponevano reclamo, respinto sia dal Tribunale che Corte d’Appello sino ad arrivare alla Suprema Corte.

Con un unico motivo i ricorrenti sostengono che il termine per la riassunzione del procedimento esecutivo decorre dalla data di passaggio in giudicato della pronuncia che ha rigettato l’opposizione, con la conseguenza che la riassunzione effettuata dalla banca dovesse ritenersi tardiva.

Secondo la Suprema Corte richiamando varia giurisprudenza preliminarmente afferma che l’art. 627 c.p.c. stabilisce che in mancanza del termine perentorio fissato dal giudice dell’esecuzione, il processo esecutivo deve riassumersi con ricorso nel termine di sei mese dal passaggio in giudicato della sentenza di primo grado o dalla comunicazione della sentenza di appello che rigetto l’opposizione.

Inoltre, circa la giusta applicabilità delle normative la Suprema Core evidenzia che nella fattispecie in esame non ricorre una sospensione per pregiudizialità penale e neanche la sospensione di fatto del processo di espropriazione presso terzi conseguente al giudizio di accertamento dell’obbligo del terzo, trattandosi della riassunzione di un processo esecutivo per espropriazione immobiliare.

Di conseguenza, deve ritenersi direttamente ed esclusivamente applicabile l’art. 627 c.p.

In conclusione, quindi, i Giudici accogliendo il ricorso hanno affermato che il termine per la riassunzione del processo esecutivo sospeso a seguito della proposizione di una opposizione all’esecuzione decorre sempre, ai sensi dell’art. 627 c.p.c., al più tardi dal passaggio in giudicato della sentenza di rigetto dell’opposizione, non avendo rilievo in proposito la relativa comunicazione alle parti costituite da parte della Cancelleria, anche nel caso in cui tale giudicato si determini in virtù di una decisione nel merito da parte della Corte di Cassazione ai sensi dell’art. 384 c.p.c., comma 2.

Cass., Sez. III, Ord., 20 ottobre 2021, n. 29188

Mirko Martini – m.martini@lascalaw.com

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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