A volte ritornano: il conflitto di interessi dell’amministratore di società

Debitore poco attento, paga due volte

Il pignoramento presso terzi promosso dal creditor creditoris per un credito, già azionato nell’ambito di un’altra esecuzione dal suo creditore principale, non comporta automatica sospensione delle altre procedure esecutive pendenti.

Non esiste, infatti, una disciplina di automatico coordinamento tra le diverse esecuzioni introdotte e, pertanto, in assenza di espressa dichiarazione da parte del debitore sottoposto alle due procedure esecutive, quest’ultime sono destinate a procedere ed essere soddisfatte entrambe.

Il caso

Ina Assitalia S.p.a. (oggi Generali Italia S.p.a.) il 4/09/2008 promuoveva un pignoramento mobiliare nei confronti di Tizio, per il recupero di un credito vantato nei suoi confronti.

Poco dopo, in data 17/10/2008, lo stesso Tizio riceveva un pignoramento presso terzi da parte di Caio, creditore della Ina Assitalia S.p.a. Per effetto di questa seconda esecuzione, Tizio era divenuto terzo pignorato.

Egli, quindi, si opponeva al primo pignoramento, sostenendo di essere ormai divenuto custode ai sensi dell’art. 546 c.p.c., con tutti gli obblighi che da ciò ne deriverebbero. Chiedeva, quindi, che fosse dichiarata l’improcedibilità per primo pignoramento.

Già in sede di opposizione, tuttavia, il Giudice rilevava che il pignoramento presso terzi era stato eseguito solo dopo che aveva avuto inizio la procedura esecutiva intrapresa da Ina Assitalia S.p.a., pertanto dichiarava il rigetto delle richieste di Tizio.

La questione, infine, è stata sottoposta alla Corte di Cassazione che ha definitivamente rigettato le richieste di Tizio con una recente sentenza.

Il principio di diritto

La Cassazione, infatti, ha chiarito che le due procedure esecutive hanno oggetti diversi, non sussistendo neppure coincidenza soggettiva:

  • Il primo pignoramento mobiliare, in forza del credito vantato direttamente dalla Ina Assitalia S.p.a. contro Tizio, ha aggredito tutti i beni di cui il debitore fosse risultato intestatario.
  • Il secondo pignoramento presso terzi, invece, in forza di un ulteriore credito vantato da Caio nei confronti della Ina Assitalia S.p.a., ha ad oggetto il credito vantato dall’assicurazione nei confronti dello stesso Tizio e solo ad esso rimane circoscritto.

Per effetto del solo pignoramento presso terzi – prosegue la sentenza in questione – non può venire meno certamente la generale destinazione di tutto il patrimonio di Tizio, ivi compresi pure i beni mobili pignorati dalla compagnia assicurativa, a garanzia delle sue obbligazioni del primo verso la società.

Né, tanto meno, tale seconda esecuzione può determinare da sola il venir meno della legittimazione della Ina Assitalia S.p.a. ad azionare il proprio credito, di cui non ha di certo perso la titolarità.

Infatti, non sussiste alcuna conseguenza automatica a scapito dell’una o dell’altra procedura esecutiva.

Tuttavia, qualora nell’ambito del pignoramento presso terzi (promosso successivamente) dovesse essere pronunciata l’ordinanza di assegnazione ex art. 553 c.p.c. – con cui il giudice dell’espropriazione presso terzi dispone la sostituzione al suo titolare originario del creditore pignorante – solo in quel caso, ciò determinerebbe il venir meno della legittimazione della Ina Assitalia S.p.a. a proseguire la propria azione.

Le soluzioni

Pertanto, fino all’eventuale ordinanza di assegnazione nel pignoramento presso terzi, l’unica conseguenza che ne deriva è che il debitore (in questo caso terzo esecutato) ha l’onere di non adempiere se non vuole correre il rischio di non liberarsi dall’obbligazione originaria e così di dover pagare ancora una volta.

Solo in caso di pronunciata ordinanza di assegnazione, Tizio avrebbe potuto proporre opposizione ai sensi dell’art. 615 c.p.c. avverso la procedura mobiliare intentata ai suoi danni, al fine di dedurre il definitivo venir meno della titolarità del credito in capo al proprio creditore.

Tizio, però, non poteva (come ha fatto) rendere nell’ambito del pignoramento presso terzi una dichiarazione ai sensi dell’art. 547 c.p.c., di contenuto negativo: egli era davvero debitore della Ina Assitalia S.p.a. (e in forza di un titolo esecutivo) e doveva dichiararsi tale.

Semmai, avrebbe potuto rendere una dichiarazione titolata, completa cioè delle circostanze idonee però a proteggerlo dal rischio di un adempimento non satisfattivo.

In questa seconda ipotesi avrebbe dovuto, perciò, aggiungere che il credito pignorato era stato portato ad esecuzione forzata e che per la sua realizzazione erano stati sottoposti ad espropriazione, ancora in corso, alcuni suoi beni mobili.

Tale onere di completezza della dichiarazione di quantità, anche al di là di quanto espressamente prescritto dagli artt. 547 e 550 c.p.c., può bene ricollegarsi anche al ruolo di ausiliario del giudice che il terzo pignorato acquista nell’ambito della procedura ex artt. 543 c.p.c. e segg.; ruolo che lo onera di portare a conoscenza del giudice dell’esecuzione e delle parti tutte le informazioni necessarie per il regolare svolgimento del processo esecutivo.

Omettendo tale informazione e così privando i creditori della possibilità di attivarsi ai sensi dell’art. 511 c.p.c., il terzo pignorato si trova esposto al rischio di dover pagare due volte.

Cass., Sez. III, 9 luglio 2020, n. 14597

Barbara Maltese  – b.maltese @lascalaw.com

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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