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Processo esecutivo e giudizio di divisione: qual è il termine per la riassunzione?

Il processo esecutivo che sia stato dichiarato sospeso ai sensi dell’art. 601 c.p.c., a causa di una divisione endoesecutiva, va riassunto entro tre mesi dalla pronuncia dell’ordinanza di cui all’art. 789, comma 3 c.p.c., in assenza di contestazioni; oppure dal passaggio in giudicato della sentenza che risolva le eventuali contestazioni.

Così ha risposto la Suprema Corte con la sentenza n. 12685 depositata il 12 maggio 2021, formulata a seguito di una complessa vicenda processuale.

Nel 2003, il creditore procedeva con l’esecuzione forzata per ottenere l’espropriazione di un immobile appartenente in comproprietà alla debitrice e al di lei marito e nel 2008, la procedura veniva sospesa a causa del giudizio di divisione, che si risolveva con lo scioglimento della comunione – stante l’indivisibilità del bene – e con la rimessione della causa all’esecuzione per procedere con la vendita.

Nel novembre del 2011, il terzo comproprietario – marito della debitrice – appellava la sentenza endoesecutiva che veniva riconfermata dalla Corte di Appello, e successivamente, vedeva la Cassazione rigettare il ricorso avverso la decisione d’appello nel mese di giugno 2016.

Ciò nonostante, nell’agosto del 2016, il terzo comproprietario chiedeva al Giudice dell’esecuzione di pronunciare l’estinzione della procedura esecutiva, deducendo che il creditore non avesse riassunto il processo esecutivo entro sei mesi dal deposito della ordinanza che sei anni prima aveva rigettato l’appello.

Il G.E., ancora una volta, rigettava l’istanza.

Il terzo comproprietario, però, proponeva reclamo ai sensi dell’art. 630 c.p.c. e questo veniva rigettato dal Tribunale, ma accolto dalla Corte di Appello che dichiarava estinta la procedura esecutiva. Tale ordinanza veniva impugnata avanti la Suprema Corte dal creditore.

I giudici di legittimità hanno in primis rilevato che i due gradi di merito del giudizio di reclamo sono inficiati da una nullità processuale e la sentenza che dichiara l’estinzione dell’esecuzione è inutiliter data, perchè stauita in assenza del debitore esecutato, litisconsorte necessario in tutte le cause connesse alla procedura esecutiva.

In secondo luogo, la Cassazione è intervenuta sulla questione sottoposta alla sua attenzione al fine di prevenire ulteriore contenzioso ed ha statuito che seppur il codice civile non preveda una disciplina espressa per la riassunzione del processo esecutivo in seguito alla sospensione per la divisione; essa rappresenta comunque un istituto di carattere generale nell’ambito processuale.

Pertanto, dal momento che si tratta di un istituto generale del processo, le norme che disciplinano la riassunzione sono applicabili analogicamente e, in ogni caso, la Corte rileva come non sia necessario ricorrere neppure all’analogia legis.

Infatti, la sospensione del processo esecutivo, nelle more del giudizio di divisione, costituisce un’ipotesi speciale di sospensione per pregiudizialità necessaria, perciò il processo sospeso a causa di una divisione in pendenza di esecuzione va riassunto entrotre mesi decorrenti dal passaggio in giudicato della sentenza che definisce la controversia civile pregiudiziale e nel caso in esame si tratta dell’ordinanza non impugnabileex art. 789, comma 3, c.p.c. del giudizio di appello che assume efficacia di giudicato.

La Suprema Corte ha dichiarato la nullità della sentenza gravata e l’ha cassata con rinvio al Tribunale, dinnanzi al quale il giudizio deve essere riassunto con integrazione del contraddittorio.

Cass., Sez. III, 12 maggio 2021, n. 12685

Ornella lombardi – o.lombardi@lascalaw.com

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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