Diritto Processuale Civile

Processo civile telematico e mancato deposito della copia di cortesia secondo il Tribunale di Milano

Tribunale di Milano, 15 gennaio 2015, n. 534 (leggi la sentenza)

Con la pronuncia in commento la sezione fallimentare del Tribunale di Milano ha affermato l’applicabilità della sanzione pecuniaria ex art. 96, comma 3, c.p.c. per il mancato deposito della copia cartacea c.d. «di cortesia».

Nello specifico i giudici meneghini hanno stabilito che “va osservato che parte opponente abbia depositato la memoria conclusiva autorizzata solo in forma telematica, senza la predisposizione delle copie di “cortesia” di cui al Protocollo d’Intesa tra il Tribunale di Milano e l’Ordine degli Avvocati di Milano del 26.06.2014 rendendo più gravoso per il collegio esaminare le difese. Tale circostanza comporta l’applicazione dell’art. 96, comma 3, c.p.c. come da dispositivo

Con tale pronuncia, quindi, la parte che aveva adempiuto al tempestivo deposito telematico degli atti (in conformità con quanto previsto dalla normativa in materia) è stata condannata al pagamento ex art. 96 c.p.c. dell’importo di euro 5.000,00 per non aver provveduto al deposito della copia di cortesia cartacea prevista dal Protocollo d’Intesa del Tribunale di Milano.

La contraddittorietà della pronuncia in commento rispetto alle finalità del processo civile telematico ha generato non poche perplessità ed ha avuto un’ampia risonanza mediatica nei giorni immediatamente successivi alla sua pubblicazione.

Infatti, a fronte delle innovazioni apportate dal normativa relativa al processo civile telematico e dall’introduzione del deposito telematico degli atti (nella specie l’art. 16 bis d.l. 179/12 impone che il deposito degli atti processuali e dei documenti da parte dei difensori delle parti precedentemente costituite abbia luogo esclusivamente con modalità telematiche), i Giudici della seconda sezione del Tribunale di Milano, in totale controtendenza, hanno sanzionando con una pena pecuniaria il mancato deposito della copia cartacea, giustificando il tutto sulla base delle previsioni di un Protocollo d’Intesa locale il cui unico scopo è quello di fornire delle linee guida agli operatori del settore.

Il Protocollo del Tribunale di Milano, infatti, se, da un lato, prevede che “i difensori consegnino in cancelleria entro i 2 giorni successivi la scadenza dell’ultimo termine di cui agli arti. 183, comma 6 e 190 c.p.c. copia cartacea di dette memorie ad uso esclusivo del giudice, raccolte in un unico plico”, di contro, non stabilisce alcuna sanzione per l’omesso o successivo deposito cartaceo a carico dell’avvocato che deposita telematicamente un atto, né prevede alcuna certificazione della procedura di deposito.

Ciò posto, va detto che la potenziale portata di precedente delle pronuncia in esame è stata già fermamente ridimensionata dalla Presidenza del Tribunale di Milano che nella nota dell’11 febbraio 2015 (e successiva del 19 febbraio 2015) a firma del Presidente, dott.ssa Livia Pomodoro, ha cercato di contenere il “tentativo di attribuire un significato di portata generale all’adozione di quell’unico decreto 15 gennaio 2015” rilevando che “la determinazione assunta non costituisce prassi di sezione e che inoltre il giudice delegato alla procedura aveva dato approvazione alla rinuncia da parte del fallimento ad avvalersi della statuizione portante la condanna alla sanzione processuale di 5.000,00”, riaffermando “la piena operatività collaborativa sancita nel richiamato Protocollo, al di fuori di qualsiasi inammissibile impostazione sanzionatoria, in caso di difformità applicative”.

Al fine di mettere rapidamente a tacere la vicenda, il Presidente del Tribunale di Milano, quindi, ha confermato l’adesione dell’intero foro milanese alla lettera ed allo spirito del Protocollo d’intesa stipulato con l’Ordine degli Avvocati locale, nell’ottica di “una spontanea e utile collaborazione tra Tribunale e Foro per l’attuazione del PCT”, concludendo che “in tale prospettiva appare incompatibile il ricorso a sanzioni processuali pecuniarie, a fronte di difficoltà e incertezze applicative connaturate alla realizzazione di un intervento così ampio e innovativo quale il PCT”.

25 febbraio 2015

Laura Pelucchi – l.pelucchi@lascalaw.com

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
A volte ritornano: il conflitto di interessi dell’amministratore di società

L’occasione di riflessione sul tema è scaturita da una sentenza della Corte d’Appello di Genova...

Diritto Processuale Civile

Regolamento di giurisdizione e Pubblica Amministrazione

A seguito dell’istituzione del “domicilio digitale” le notificazioni indirizzate alla parte de...

Diritto Processuale Civile

Con ordinanza interlocutoria, la Cassazione ha disposto la rimessione al Primo Presidente affinché ...

Diritto Processuale Civile

X