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Procedimento ex art. 2409 Cod. Civ.:natura, portata, finalità e potenzialità del danno

Particolarmente interessante risulta essere la sentenza emessa il 23 ottobre 2013 dal Tribunale di Napoli – sezione specializzata in materia d’impresa, in ragione, tra l’altro, della digressione che lo stesso compie sul contenuto, sulle finalità e sulla sua applicabilità dell’art. 2409 Cod. Civ. anche con riferimento ad una società in liquidazione.

Invero, il collegio giudicante, chiamato ad esprimersi sulle richieste avanzate – per l’appunto con ricorso ex art. 2409 Cod. Civ. –  dal collegio sindacale di una società posta in liquidazione, in ordine alla revoca del liquidatore, ovvero, all’adozione di ogni altro provvedimento ritenuto utile, coglie l’occasione, in primis, per ricordare che il procedimento regolato dalla norma de qua è un procedimento c.d. di volontaria giurisdizione, volto cioè a tutelare l’interesse generale della società e non già a definire un contrasto tra pretesi interessi soggettivi.

Ciò premesso, il Tribunale prosegue rammentando che con la novella del 2003 era stato ridefinito il campo di applicazione del ricorso ex art. 2409 Cod. Civ., in particolare sotto il profilo oggettivo, con la conseguenza che le irregolarità che con il citato istituto vengono denunziate dal collegio sindacale, devono essere quantomeno idonee ad arrecare un danno – anche solo potenziale – alla società.

Alla luce di quanto sopra, quindi, lo strumento della denuncia sindacale deve ricostruirsi nei termini di uno strumento finalizzato volto non ad ottenere il ripristino del corretto funzionamento della struttura societaria, quanto invece a conseguire l’interruzione di quei comportamenti che integrano mala gestio e che siano (almeno potenzialmente) pregiudizievoli per la società e per i suoi soci.

I giudici di merito proseguono nell’analisi del dato normativo precisando che, benché il testo del summenzionato articolo faccia esclusivo riferimento alle irregolarità commesse dagli amministratori, la previsione può comunque ritenersi applicabile anche ai liquidatori.

Tale soluzione interpretativa si giustifica sulla base del contenuto dell’articolo 2488 Cod. Civ.,  il quale – ricorda il Tribunale – estende alla fase della liquidazione le disposizioni dettate in tema di amministrazione e controllo e, quindi, anche il disposto dell’articolo 2409 Cod. Civ., posto che, anche in una fase come quella dello scioglimento, ben può ravvisarsi la necessità di riportare nell’alveo della legittimità l’operato dei liquidatori.

Sul punto, proseguono poi i giudici di merito, rilevando che un’eventuale incompatibilità potrebbe tutt’al più porsi con l’art. 2487 Cod. Civ. il quale prevede – in caso di irregolarità compiute dal liquidatore – la possibilità di revoca del liquidatore da parte del tribunale per giusta causa, ad istanza, tra l’altro, dei soci e dei sindaci.

Tuttavia, precisa il Tribunale, l’ampia portata applicativa dell’art. 2409 Cod. Civ., la cui finalità – come anticipato – è quella di regolarizzare la gestione sociale, se del caso, anche mediante la rimozione e sostituzione degli amministratori (diversamente da quella perseguita dal primo rimedio che suppone la sola esistenza di irregolarità nell’operato) consente di sostenere che la denunzia in esame si applichi anche alle società in liquidazione.

3 settembre 2014

(Giada Salvini – g.salvini@lascalaw.com)

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