Diritto e Responsabilità civile

Procedimento europeo di ingiunzione di pagamento: invalida la dichiarazione di esecutività se la notifica non e’ corretta

Corte di Giustizia UE, sez. III, 4 settembre 2014,c‑119/13 e c‑120/13 (leggi la sentenza per esteso)

La Corte di Giustizia dell’unione europea, con sentenza del 4 settembre 2014, nelle cause riunite c‑119/13 e c‑120/13, ha provveduto a dare un apporto sicuramente significativo a favore dell’armonizzazione progressiva dei diritti interni dei singoli stati membri, nonché della garanzia dell’uniformità di interpretazione e applicazione delle norme comunitarie.

La corte, infatti, è intervenuta offrendo una corretta interpretazione del regolamento n. 1896/2006 del 12 dicembre 2006, che introduce e disciplina il procedimento europeo d’ingiunzione di pagamento.

La questione in esame trae origine da due diverse domande d’ingiunzione presentate da società creditrici nei confronti di cittadini residenti in un diverso stato membro, che si concludevano con la relativa dichiarazione di esecutività, stante la mancata opposizione entro il termine di 30 giorni dalla notifica dell’ingiunzione.

In tale contesto, tuttavia, entrambi i debitori avevano chiesto il riesame dell’ingiunzione di pagamento europea ex art. 20 del regolamento di cui si tratta, sostenendo di non aver mai ricevuto la notifica dell’ingiunzione, in quanto trasmessa presso indirizzi diversi, dai medesimi modificati precedentemente.

La corte di Lussemburgo ha quindi osservato che: (i) detto regolamento, istituendo una procedura speciale, ha la finalità di “semplificare, accelerare e ridurre i costi dei procedimenti per le controversie transfrontaliere in materia di crediti pecuniari non contestati”; (ii) nello stesso tempo, prevedendo l’eventuale applicazione della procedura di opposizione, quale “rimedio giurisdizionale ordinario che interrompe il procedimento europeo di ingiunzione di pagamento, determinando il trasferimento automatico del caso ad un procedimento civile ordinario” preserva il diritto alla difesa del debitore; (iii) conseguentemente, nell’applicazione del regolamento in parola, è necessario raggiungere un equilibrio fra gli obiettivi di rapidità ed efficacia, da un lato, e di rispetto dei diritti della difesa, dall’altro.

Detto equilibrio, precisa la Corte, è tuttavia da ritenersi compromesso nel caso di mancata notifica dell’ingiunzione.

Nella fattispecie esaminata dalla Corte, infatti, la procedura di opposizione non era attivabile proprio perché il difetto di notifica, non permettendo la decorrenza del termine di opposizione, aveva pregiudicato il diritto di difesa dei debitori.

Di tal ché, l’ingiunzione non avrebbe mai potuto diventare esecutiva, con conseguente invalidità della dichiarazione di esecutività.

Muovendo le mosse dalle suesposte argomentazioni, la Corte di Giustizia dell’Unione Europea ha dunque formulato i  seguenti principi: “il regolamento (ce) n. 1896/2006 del parlamento europeo e del consiglio del 12 dicembre 2006, che istituisce un procedimento europeo d’ingiunzione di pagamento, deve essere interpretato nel senso che i procedimenti di cui agli articoli da 16 a 20 del medesimo regolamento non sono applicabili quando risulti che un’ingiunzione di pagamento europea non è stata notificata in conformità delle norme minime stabilite agli articoli da 13 a 15 del citato regolamento.

Quando siffatta irregolarità venga alla luce soltanto dopo la dichiarazione di esecutività di un’ingiunzione di pagamento europea, il convenuto deve avere la possibilità di denunciare detta irregolarità, la quale deve, qualora debitamente dimostrata, determinare l’invalidità di tale dichiarazione di esecutività”.

15 settembre 2014

(Nicole Giannì – n.gianni@lascalaw.com)

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