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Principi regolatori del fondo patrimoniale in tema di opposizione all’esecuzione

Il fondo patrimoniale indica la costituzione su beni determinati da parte di uno o di entrambi i coniugi di un vincolo di destinazione al soddisfacimento dei bisogni della famiglia.

Questo è uno dei principi affermati dalla Corte di Cassazione con una recente sentenza.

La vicenda trae origine dall’opposizione all’esecuzione promossa dal debitore esecutati e rigettata dal Tribunale di Pesaro.

A seguito di tale rigetto la parte impugnava la sentenza presso la Corte di Appello di Ancona, la quale respingeva il gravame proposto, rilevando l’inopponibilità alla creditrice proponente del fondo patrimoniale.

La questione veniva quindi portata avanti alla Corte di Cassazione la quale con la sentenza in commento ha quindi chiarito che il fondo patrimoniale su determinati beni rappresenta un vincolo di destinazione al soddisfacimento dei bisogni della famiglia e di conseguenza, essi non sono aggredibili per debiti che i creditori conoscevano essere stati contratti per bisogni estranei alla famiglia.

La Corte di Cassazione ha altresì specificato che tale costituzione di fondo patrimoniale può essere dichiarata inefficace nei confronti dei creditori mediante azione revocatoria ordinaria ai sensi dell’art. 2901 c.c., rimuovendo così (a vantaggio dei creditori) la limitazione delle azioni esecutive che l’art. 170 c.c. circoscrive ai debiti contratti per bisogni familiari.

L’esecuzione sui beni del fondo, infatti, ha luogo solo qualora la fonte e la ragione del rapporto obbligatorio abbiano inerenza diretta ed immediata con i bisogni della famiglia, dunque delle obbligazioni assunte, anche precedentemente la costituzione del fondo, per bisogni estranei alla famiglia, i beni vincolati non rispondono.

La Suprema Corte ha ritenuto opportuno ribadire cosa si intenda per bisogni della famiglia, chiarendo che essi devono intendersi non in senso restrittivo, ma ricomprendendo anche quelle esigenze volte al pieno mantenimento ed all’armonico sviluppo della famiglia, nonché al potenziamento della capacità lavorativa, restando escluse solo le esigenze voluttuarie o caratterizzate da intenti meramente speculativi.

In tale contesto, i Giudici hanno evidenziato che è compito del giudice di merito l’accertamento della relazione esistente tra il fatto che ha generato il debito ed i bisogni della famiglia in senso ampio, con riferimento alle circostanze del caso concreto, spettando invece al debitore la prova della regolare costituzione del fondo e della sua opponibilità al creditore procedente, nonché la dimostrazione circa l’estraneità del debito ai bisogni della famiglia.

Cass., 8 febbraio 2021

Mirko Martini – m.martini@lascalaw.com

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