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I principi affermati con la sentenza Lexitor non si applicano nelle ipotesi di credito immobiliare ai consumatori

In caso di credito immobiliare ai consumatori ciascuno Stato membro può prevedere la restituzione dei soli costi cd. recurring in caso di estinzione anticipata del finanziamento”.

Il Collegio di Napoli dell’ABF, con la decisione n. 17588 del 9 ottobre 2020, ha risolto la questione legata all’applicabilità dei principi sanciti dalla Corte di Giustizia dell’Unione Europea con la sentenza dell’11 settembre 2019, nota come sentenza “Lexitor”, rispetto al diritto per il consumatore di ottenere la riduzione del costo totale del finanziamento a seguito di estinzione anticipata.

Nel caso di specie, l’Arbitro è stato adito da un consumatore che ha dichiarato di aver stipulato un contratto di mutuo fondiario in data 25 maggio 2017. Parte dell’importo finanziato era da destinarsi a necessità finanziarie connesse alla realizzazione di un investimento immobiliare da adibirsi a casa di abitazione.

Estinto anticipatamente il finanziamento, il ricorrente ha chiesto all’intermediario il rimborso delle spese di istruttoria non maturate sul presupposto dell’applicabilità alla fattispecie della decisione della Corte di Giustizia dell’Unione Europea dell’11 settembre 2019.

Costituitosi, l’intermediario ha eccepito l’infondatezza della domanda nel merito in quanto i principi di cui alla sentenza Lexitor non sono applicabili ai mutui fondiari, avendo il provvedimento interpretato una norma che ha ad oggetto forme di finanziamento diverse da questi.

Con la decisione in commento, il Collegio di Napoli ha innanzitutto ribadito i principi affermati in ambito comunitario in tema di estinzione anticipata del finanziamento, richiamando il contenuto della sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea nella parte in cui è stato affermato che, nei contratti di cui alla Direttiva 2008/48 CE “Il diritto del consumatore alla riduzione del costo totale del credito include tutti i costi posti a carico del consumatore”.

Tale principio di diritto è stato così interpretato dal Collegio di Coordinamento dell’ABF con la decisione n. 26525 del 17 settembre 2019 “A seguito della sentenza 11 settembre 2019 della Corte di Giustizia Europea, immediatamente applicabile anche ai ricorsi non ancora decisi, l’art. 125 sexies t.u.b. deve essere interpretato nel senso che, in caso di estinzione anticipata del finanziamento, il consumatore ha diritto alla riduzione di tutte le componenti del costo totale del credito, compresi i costi up front”.

Premessa come pacifica l’applicazione dei summenzionati principi alle ipotesi di credito al consumo disciplinate dalla Direttiva 2008/48 CE, il Collegio ha vagliato la possibilità di estendere tali tutele anche alle ipotesi di credito immobiliare al consumo di cui alla Direttiva 2014/17 CE, analizzando analiticamente il testo delle due disposizioni comunitarie.

Più precisamente, oggetto di analisi sono stati l’art. 16, par. 1, della Direttiva 2008/48/CE e l’art. 25, par. 1-2-3, della Direttiva 2014/17 CE.

La prima di tali disposizioni prevede una sorta di automatismo tra diritto del debitore ad estinguere anticipatamente il finanziamento, ottenendo la riduzione del costo totale del credito ed il diritto del creditore ad ottenere un equo indennizzo.

Diversamente, l’art. 25 della Direttiva 2014/17 CE, pur prevedendo il diritto all’estinzione anticipata del finanziamento, riconosce in capo agli Stati membri tanto la facoltà di subordinarne l’esercizio ad una serie di condizioni, tanto la facoltà di escludere e/o limitare il diritto all’equo indennizzo per il creditore.

Nell’ordinamento giuridico italiano, prosegue il Collegio, non sempre è previsto il diritto all’equo indennizzo (ed infatti il contratto di mutuo dedotto in giudizio non prevedeva l’obbligo per il mutuatario di pagare alcunché alla banca per l’estinzione anticipata).

La circostanza è di estremo rilievo ove il diritto del creditore ad un indennizzo equo ed obiettivo è stato considerato dalla Corte di Giustizia come elemento diretto a bilanciare gli oneri derivanti dall’obbligo di rimborso anche dei costi che non dipendono dalla durata del contratto, sottolineando che “il fatto di includere nella riduzione del costo totale del credito i costi che non dipendono dalla durata del contratto non è idoneo a penalizzare in maniera sproporzionata il soggetto concedente il credito

Ciò premesso, osserva il Collegio “La non perfetta coincidenza tra i due testi normativi induce a dubitare che le conclusioni raggiunte in tema di credito ai consumatori a seguito dell’arresto della Corte di Giustizia del 2019 possano essere riproposte negli stessi termini per la fattispecie in esame”.

Sulla base di tali motivi il Collegio di Napoli non ha accolto il ricorso.

Collegio di Napoli dell’ABF, Decisione, 9 ottobre 2020, n. 17588 

Cristian Ciannella – c.ciannella@lascalaw.com

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